Arcobaleno verticale, il raro fenomeno che ha colorato i cieli del Nord‑Est
Nel Nord Est un raro arcobaleno verticale illumina il cielo dopo l’anomala perturbazione che ha fatto crollare le temperature riportando la neve sulle Alpi.
Negli ultimi giorni, sui cieli italiani del Nord‑Est è comparso un fenomeno curioso, l’arcobaleno verticale. Dopo il passaggio della perturbazione che ha riportato neve su Alpi e Prealpi, i primi raggi di sole hanno illuminato l’umidità residua in atmosfera, facendo comparire scie luminose colorate che hanno subito attirato l’attenzione. C’è chi le ha associate al cambiamento climatico, chi alle famigerate scie chimiche, chi addirittura a presagi positivi o negativi. Nulla di tutto questo è reale, si tratta di un fenomeno raro, ma perfettamente spiegabile dalla fisica dell’atmosfera.
Cos’è davvero un arcobaleno verticale
L’arcobaleno verticale non è un arcobaleno “normale” che si sviluppa in verticale, ma un fenomeno ottico che nasce quando la luce solare interagisce con particelle d’acqua o cristalli di ghiaccio sospesi nell’aria. A differenza dell’arcobaleno classico, che appare come un arco semicircolare, questo effetto si manifesta come una colonna luminosa colorata, più corta, più intensa e orientata quasi verticalmente.
In meteorologia, questo tipo di manifestazione è spesso collegato ai pillar di luce o a rifrazioni particolari della luce solare su cristalli di ghiaccio esagonali presenti nelle nubi alte. Tuttavia, dopo una perturbazione con aria molto umida e temperature basse, anche le goccioline d’acqua residue possono generare effetti simili, creando segmenti colorati che sembrano “salire” verso l’alto.
Come si forma
Per capire l’arcobaleno verticale bisogna partire dal principio che regola tutti i fenomeni ottici atmosferici, rifrazione, riflessione e dispersione della luce. Quando il Sole è basso sull’orizzonte, tipicamente al mattino presto o nel tardo pomeriggio, i suoi raggi attraversano l’atmosfera con un’inclinazione che favorisce l’interazione con gocce d’acqua o cristalli di ghiaccio ancora sospesi dopo la perturbazione. La luce bianca viene, rifratta entrando nella goccia o nel cristallo, riflessa all’interno e rifratta di nuovo in uscita.
Questo processo scompone la luce nei colori dello spettro visibile. Ma, a differenza dell’arcobaleno classico che richiede un angolo di circa 42°, qui la geometria è diversa, la luce viene deviata in modo tale da produrre segmenti verticali, non archi.
Il risultato è un effetto ottico che appare come una barra colorata, spesso più intensa nella parte centrale e più sfumata ai bordi. La sua forma dipende dalla disposizione dei cristalli o delle gocce, se sono orientati in modo uniforme, la luce si concentra in una colonna verticale.
Perché si è visto soprattutto nel Nord‑Est
Il Nord‑Est italiano, negli ultimi giorni, ha vissuto condizioni ideali per questo fenomeno. Perturbazioni fredde con neve fino a quote medio‑basse, aria molto umida nei bassi strati, schiarite improvvise con il sole ancora basso presenza di cristalli di ghiaccio nelle nubi alte. La combinazione di questi elementi ha creato un ambiente perfetto per la comparsa degli arcobaleni verticali.
Nessun mistero solo scienza
Non c’è alcun legame con scie chimiche, presagi o anomalie climatiche improvvise. L’arcobaleno verticale è un fenomeno naturale, raro ma noto, che si manifesta quando atmosfera, luce e geometria si allineano in modo preciso. È proprio questa sua rarità a renderlo così affascinante. Un frammento di luce che rompe la monotonia del cielo e ci ricorda quanto l’atmosfera sia capace di creare spettacoli sorprendenti senza alcun intervento umano.
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