L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

L’Eurotower d’avorio fuori dal mondo reale

di Adolfo Spezzaferro -


La critica avanzata nei giorni scorsi dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, non è soltanto la difesa di un interesse industriale. È il segnale di un disagio più ampio che attraversa imprese e famiglie. Perché l’inflazione che stiamo vivendo non ha nulla a che fare con la roba del secolo scorso. Non nasce da consumi sfrenati o da un eccesso di credito. È figlia dell’energia che costa di più, delle guerre che ridisegnano gli equilibri globali, delle catene di approvvigionamento che si inceppano.

In questo scenario, alzare il costo del denaro è un riflesso condizionato, come la salivazione dei cani di Pavlov. Non produce più energia, non abbassa il prezzo del petrolio, non disinnesca le crisi. Può però rallentare investimenti, scoraggiare nuovi progetti e rendere più difficile l’accesso al credito proprio nel momento in cui l’economia avrebbe bisogno di slancio. La sensazione è che Bruxelles e Francoforte siano arroccati in torri d’avorio tra le nuvole, distanti dall’economia reale. Come quei generali che studiano la guerra appena conclusa mentre il nemico ha già cambiato strategia.

Non è un caso che molti ricordino ancora il clamoroso errore del 2011, quando la Bce guidata da Jean-Claude Trichet aumentò i tassi nel pieno della crisi del debito europeo, aggravando una situazione già esplosiva. Il punto, però, va oltre i governatori di turno. Riguarda il modello culturale che ispira la politica monetaria europea. Mentre negli Stati Uniti la Federal Reserve è chiamata a tenere insieme stabilità dei prezzi, crescita e occupazione, la Bce continua a considerare l’inflazione il principale nemico, con un’ostinazione quasi autistica. Eppure oggi le vere sfide si chiamano competitività industriale, sicurezza energetica, innovazione, produttività.

Per un Paese come l’Italia, dove le imprese dipendono ancora in larga parte dal credito bancario, ogni stretta monetaria pesa come non mai. Dietro una decisione sui tassi non ci sono soltanto grafici e statistiche, ma fabbriche, mutui, investimenti, posti di lavoro. Le tasche dei cittadini. Si parla tanto di riforme Ue – iniziamo da quella più urgente: cambiamo la missione della Bce.

Leggi anche: Riforme Ue? Iniziamo dalla Bce


Torna alle notizie in home