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Cultura & Spettacolo

Intervista a Federico Mollicone: “Una nuova stagione per la cultura italiana”

“Il patentino antifascista? Iniziativa inutile: i principi costituzionali sono già tutelati dall’ordinamento italiano”

di Igor Righetti -


Tra i protagonisti della politica culturale italiana, Federico Mollicone si è affermato come una delle figure più preparate e innovative del panorama istituzionale. Presidente della Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, parlamentare di Fratelli d’Italia, vanta una lunga esperienza nel campo della comunicazione, del marketing culturale e dell’organizzazione di grandi eventi, competenze che ha messo al servizio dell’attività legislativa e della valorizzazione del patrimonio nazionale.

Sotto la sua guida, la Commissione Cultura sta portando avanti un intenso lavoro di riforma che spazia dal cinema all’audiovisivo, dalla promozione dei borghi storici alla tutela del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale fino al sostegno dell’editoria e delle industrie creative. In questa intervista, traccia il bilancio delle iniziative avviate e illustra la sua visione per una cultura sempre più competitiva, accessibile e capace di rafforzare l’identità italiana nel mondo.

Presidente Mollicone, la richiesta di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali per partecipare a “Più Libri Più Liberi” è stata definita da Giorgia Meloni una forma di censura e da Carlo Nordio un paradosso. Ritiene che questa iniziativa rappresenti una garanzia democratica oppure un criterio ideologico che rischia di limitare il pluralismo culturale?

Il patentino antifascista è un’iniziativa inutile – esiste già la Costituzione e le leggi italiane che ne impongono il rispetto – che dimentica i totalitarismi della storia, condannati dall’Europa, e tollera pericolose apologie delle Brigate Rosse e della lotta armata.

Ha parlato di un percorso condiviso per arrivare a un testo unificato sulla riforma del cinema e dell’audiovisivo: quali saranno le principali novità della riforma e in che modo verranno recepite le proposte emerse dalle audizioni e dal confronto con le opposizioni?

La Commissione che presiedo – anche su impulso del ministro Giuli – ha intrapreso con determinazione il percorso finalizzato alla definizione – sotto forma di una legge delega al Governo – di un testo unificato che salvaguardi le sensibilità di tutti i gruppi politici – comprese quelle delle opposizioni – e recepisca in modo organico le istanze delle categorie. Lavoreremo insieme per istituire un Forum del cinema e dell’audiovisivo, volto a garantire una gestione maggiormente partecipata e trasparente del settore, e rimodulare i sistemi di incentivazione dello Stato.

Sotto il profilo dello sviluppo industriale e della penetrazione nei mercati esteri, la legge delega individua una specifica linea di intervento destinata al sostegno dei film di genere, con particolare riferimento all’azione, alla fantascienza, allo storico e al fantastico.

Tra gli obiettivi della riforma del cinema ci sono maggiore trasparenza ed efficacia degli incentivi. Come immagina il nuovo sistema di sostegno alle produzioni audiovisive italiane?

Immaginiamo una rivoluzione meritocratica. Lo strumento del credito d’imposta verrà finalmente sottratto agli abusi del passato e strettamente connesso alla reale capitalizzazione delle imprese, alla certezza della distribuzione e alla valorizzazione della proprietà intellettuale italiana.

Lei ha più volte sottolineato il ruolo del cineturismo. In che modo il cinema e l’audiovisivo possono contribuire concretamente alla promozione dei territori meno conosciuti e dei piccoli comuni italiani?

Il cinema ha il dovere di farsi ambasciatore dell’identità profonda del Paese. Attraverso l’audiovisivo portiamo l’economia reale e la notorietà internazionale nei nostri territori, trasformando l’opera cinematografica in una formidabile leva di marketing territoriale. Incentiveremo le produzioni che scelgono la nostra provincia, valorizzando quel patrimonio paesaggistico e storico che costituisce la vera spina dorsale dell’Italia.

La valorizzazione dei borghi storici è spesso indicata come una delle chiavi per lo sviluppo culturale e turistico del Paese. Quali strumenti legislativi ritiene prioritari per trasformare i borghi italiani in veri poli di attrazione culturale?

Abbiamo approvato una riforma storica, “Italia in Scena”, che ha tra i suoi obiettivi quello di rilanciare, attraverso la sussidiarietà e forme di partenariato pubblico-privato, i patrimoni culturali più periferici e meno noti. Le nostre comunità storiche non sono musei polverosi, ma centri vivi di produzione culturale capaci di attrarre investimenti internazionali.

L’Italia possiede uno dei patrimoni culturali più vasti al mondo. Quali interventi ritiene necessari per migliorare la fruizione e la valorizzazione dei siti culturali, soprattutto nelle aree meno coinvolte dai grandi flussi turistici?

Assieme al ministro Giuli abbiamo lavorato a moltissime misure in questo senso. La già citata “Italia in Scena” saprà creare un piano nazionale che colleghi le infrastrutture locali ai musei periferici, potenziando la gestione dei siti tramite un’alleanza strategica tra pubblico e privato. La digitalizzazione deve servire a mappare e rendere fruibile l’immenso tesoro archeologico e storico nascosto nella nostra geografia profonda, restituendo orgoglio e centralità economica a territori ingiustamente dimenticati.

Mostre, festival e grandi eventi culturali rappresentano sempre più un motore economico per i territori. Come si può rafforzare il legame tra produzione culturale e sviluppo locale?

La cultura non deve essere un evento estemporaneo di passaggio, ma un investimento strutturale capace di fertilizzare l’economia locale, creando occupazione stabile e radicando la ricchezza sul territorio che ospita la manifestazione. Abbiamo previsto un cospicuo stanziamento per finanziare un piano strategico di valorizzazione e promozione culturale che, oltre all’organizzazione di mostre, potrà essere funzionale anche a performance di spettacolo dal vivo e altre forme di arti performative.

Inoltre, abbiamo riconosciuto le rievocazioni storiche, patrimonio immateriale strettamente legato a moltissimi borghi italiani, elemento qualificante della Repubblica italiana e aumentato le risorse previste per questo tipo di manifestazioni culturali.

Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il settore creativo. Quali opportunità e quali tutele ritiene necesse per il mondo della cultura e dell’audiovisivo?

L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida epocale. Come istituzioni siamo intervenuti a difesa del genio umano e della sovranità cognitiva. Accogliamo l’efficientamento tecnologico nella post-produzione, ma poniamo un argine invalicabile a tutela del diritto d’autore. Stiamo lavorando per arrivare a un’assoluta trasparenza nell’addestramento degli algoritmi e un equo compenso per i creatori e gli editori. Non permetteremo che l’algoritmo sostituisca il lavoro intellettuale e l’immaginazione degli autori italiani.

La Medaglia d’onore al Merito della Cultura Polacca che le è stata conferita arriva in un momento in cui Italia e Polonia sembrano sempre più allineate sia sul piano culturale sia sul piano geopolitico, in particolare sul sostegno all’Ucraina. Che valore politico e simbolico attribuisce a questa onorificenza e quanto può pesare oggi la diplomazia culturale nel rafforzare l’asse tra Roma e Varsavia dentro l’Europa?

Questa onorificenza rappresenta il sigillo su un’alleanza strategica e spirituale tra Roma e Varsavia nel nome delle nostre comuni radici culturali europee. La diplomazia culturale è un’arma geopolitica fondamentale. Italia e Polonia condividono la difesa strenua della sovranità occidentale e il fermo sostegno al popolo ucraino contro l’aggressione russa. Questo asse dimostra che un’altra Europa è possibile.

Secondo l’Osservatorio dell’Associazione italiana editori, nel 2025 i lettori sono aumentati fino al 76% della popolazione, ma il tempo e la frequenza di lettura sono diminuiti. Come interpreta questo apparente paradosso?

Pur in un’era sempre più interconnessa e rapida, l’aumento dei lettori dimostra che le nostre politiche di promozione dell’editoria funzionano e intercettano il pubblico. È proprio con la volontà di consolidare questo primato che abbiamo promosso interventi normativi e finanziari mirati, ribadendo la centralità del libro quale industria creativa primaria e bene essenziale. In questa direzione si muove lo stanziamento di 60 milioni di euro nel biennio per il rifornimento delle biblioteche pubbliche e degli istituti culturali – una misura fortemente voluta dal ministro Giuli – che rappresenta un passo fondamentale per la valorizzazione dell’intera filiera.

Guardando ai prossimi anni, quale vorrebbe fosse l’eredità culturale lasciata dal lavoro della Commissione Cultura sul fronte del cinema, della valorizzazione del patrimonio e della promozione dell’identità culturale italiana?

Vogliamo lasciare come eredità la definitiva liberazione della cultura italiana da ogni complesso di inferiorità e da ogni egemonia di parte. Il nostro obiettivo è consegnare alla Nazione un quadro normativo moderno e meritocratico. La Commissione Cultura lascerà un cinema sostenibile e competitivo, un patrimonio finalmente diffuso e la fiera affermazione dell’identità culturale italiana come asset geopolitico strategico nel mondo.

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