Il valore etico della motosega di Milei
La motosega di Milei, che taglia i rami secchi della spesa pubblica, non è benefica solo per ragioni economiche, ma anche per il fatto che apporta un sensibile miglioramento nei rapporti sociali.
Nella società appesantita dal fardello della burocrazia che presiede alla spesa pubblica, arretra il principio di buona fede e prevale quello di diffidenza generalizzata che rende anelastiche le relazioni umane; pertanto alleggerire quel fardello equivale a ripristinare il giusto equilibrio tra i due principi e rendere più elastiche e fluide le relazioni di collaborazione e scambio dei consociati.
Ce ne rendiamo conto mediante un piccolo esempio.
In una piccola isola del Mediterraneo vivono pochi abitanti, dei quali il maresciallo dei Carabinieri conosce benissimo l’identità e perfino la genealogia. Malgrado ciò, chiede l’esibizione del documento d’identità a uno di loro che denuncia lo smarrimento di un assegno bancario di piccolo importo.
In una grande città, una persona si sottopone a un rischioso intervento chirurgico al cuore, ma non chiede alcun documento al chirurgo. L’alieno che osservasse tali comportamenti rimarrebbe stupito. Ma chi vive sulla terra capisce benissimo che in un caso è coinvolta la pubblica amministrazione, costretta alla diffidenza aprioristica e generalizzata, nell’altro il rapporto obbedisce al principio dell’affidamento personale.
I due principi che orientano i rapporti sociali (privati e pubblici) devono coesistere.
Non è pensabile una convivenza sociale basata unicamente sull’affidamento, per la necessità che il rischio di Tizio affidatosi a Caio sia ammortizzato dal rispetto di alcuni parametri generali, sui quali è chiamata a vigilare l’autorità pubblica; allo stesso modo non lo è la convivenza basata unicamente sul principio di diffidenza, poiché la dinamica sociale ne risulterebbe paralizzata.
Se tutti diffidassero di tutti, le loro relazioni sarebbero inibite o, nella migliore delle ipotesi, rallentate dalla necessità di superare lo scoglio iniziale. E fin qui ci limitiamo a cogliere un aspetto pur sempre “paraeconomico” della questione, giacché il rapporto anelastco, subordinato al principio di diffidenza, si perfeziona in tempi più lunghi, e perciò più costosi, rispetto al rapporto elastico fondato sull’affidamento personale.
Ma c’è di più: il principio di affidamento impone il comportamento di buona fede nei rapporti privatistici, mentre la buona fede nei rapporti di diritto pubblico, fondati sulla diffidenza, è assolutamente irrilevante.
Tizio fa affidamento sul corretto comportamento di Caio, poiché confida sull’esatta corrispondenza della realtà con l’apparenza. Caio ha il dovere di non indurre in errore Tizio, simulando un’apparenza che non corrisponde alla realtà; se lo facesse, sarebbe costretto a risarcire il danno subito da Tizio.
Il giudice, chiamato a risolvere la controversia insorta tra i due, premierebbe l’affidamento erroneo di Tizio e sanzionerebbe la mala fede di Caio. Al contrario, nei rapporti con la pubblica amministrazione non si può invocare la buona fede, come non può essere sanzionata la simulazione dell’apparenza, per la semplice ragione che l’apparenza non conta, mentre acquista rilevanza solo la certificazione. La diffidenza generalizzata e aprioristica può essere superata solo dal documento fidefacente, che attesta la realtà valida per tutti.
La “pubblica fede” si sostituisce alla buona fede per la necessità che le relazioni intrattenute dalla burocrazia siano uniformi e tipologiche e dunque non guidate dall’affidamento personale.
E mentre esula la buona fede, sostituita dalla pubblica fede, esula al contempo la responsabilità derivante dall’assunzione personale del rischio.
In conclusione la motosega di Milei, nel tagliare i rami secchi dell’apparato pubblico, ristabilisce il giusto equilibrio tra il principio di affidamento e quello di diffidenza e pertanto contribuisce al miglioramento dei rapporti sociali, poiché indirizza i consociati al rispetto del principio etico di buona fede, che impone di far coincidere la realtà con l’apparenza e assumere la responsabilità delle conseguenze dell’affidamento altrui fondato sull’apparenza.
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