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La curia è ancora tutta di nomina bergogliana. Verso nuovi incarichi

di Andrea Canali -


Dal lontano 1929 con la sottoscrizione dei Patti Lateranensi tra lo Stato italiano da una parte e la Santa Sede dall’altra nacque la Città Stato del Vaticano, erede sotto il profilo storico dello Stato Pontificio dissoltosi definitivamente con la presa di Roma del 20 settembre 1870 da parte dell’esercito italiano, con la breccia di Porta Pia aperta da parte dei leggendari Bersaglieri, la quale determinò che la città eterna divenne la capitale d’Italia entro l’anno successivo.

La curia romana

Pertanto, come è noto, da quel momento si aprì la questione romana con il Papa che si ritenette in quanto Capo di Stato prigioniero politico con la legge delle Guarentigie. A tal proposito ricordiamo l’ultimo così detto Papa Re, ossia Pio IX, al quale sono legate riforme decisive. Egli stabilì la Prima Comunione ai bambini «all’età della ragione», per radicare precocemente la vita sacramentale. Inoltre, ricordiamo che con il motu proprio, tra le sollecitudini rinnovò la musica sacra, restituendo centralità al canto gregoriano e alla polifonia classica.

I patti Lateranensi

Con la costituzione “Divino Afflatu” riformò il Breviario romano, mentre avviò (1904) la codificazione del diritto canonico, poi promulgata nel 1917. Tale questione fu proprio risolta dai patti Lateranensi sopracitati, con il consolidamento anche dei futuri rapporti diplomatici tra la Santa Sede e lo Stato italiano, insomma libera Chiesa in libero Stato, ci verrebbe da dire.

Ovviamente anche il Vaticano ha come tutti gli altri stati una sua organizzazione interna, che vede il Papa sovrano assoluto di suddetto stato e il Segretario di Stato a supportarlo in termini sia gestionali che soprattutto diplomatici. Ebbene, sono ormai passati quindici mesi dall’elezione di Leone XIV al soglio Pontificio e il governo centrale della Chiesa è ancora quasi totalmente in mano agli ecclesiastici e ai cardinali di nomina bergogliana.

Le nuove nomine

Fatta qualche dovuta eccezione, come la nuova destinazione del Sostituto per gli Affari Generali, Mons. Edgar Peña Parra, a nuovo Nunzio in Italia e San Marino e la nomina di un paio di prefetti già scaduti da tempo. Potremmo sottolineare quindi che la curia romana in termini di organigramma è a tutt’oggi pressoché la stessa lasciata da Papa Francesco.

Nelle ultime settimane però, da oltre Tevere, sono circolate voci di possibili avvicendamenti anche per incarichi di vertice. In particolar modo ci riferiamo alla nomina del nuovo Segretario di Stato che potrebbe essere Rudelli, il quale già il 30 marzo scorso era stato nominato da Prevost sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato che quindi andrebbe a sostituire proprio il Cardinale Parolin.

Ricordiamo che il segretario di Stato è il massimo esponente dell’attività politica e diplomatica della Santa Sede. Nello specifico esso si articola in tre sezioni: la Sezione per gli affari generali, la Sezione per le relazioni con gli Stati e la Sezione per il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché nell’Ufficio del protocollo.

Una donna per la prima volta nella storia della Chiesa

Altro avvicendamento importante se non strategico riguarda la nomina del nuovo ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede che per la prima volta della storia della Chiesa sarà una donna, ossia, la Consigliera diplomatica del Quirinale Gabriella Gemma Antonietta Biondi con una lunga esperienza diplomatica al servizio del Paese. Quindi da gennaio prossimo sarà lei a guidare Palazzo Borromeo. Nello specifico prenderà il posto di Francesco Di Nitto, nominato nella carica nel 2022 e giunto a fine mandato (anche lui proveniva dal Quirinale).

In conclusione, vista anche la situazione internazionale con il continuo richiamo della Pace da parte del Santo Padre e anche della situazione del Sistema Paese italiano e i cambiamenti in atto, sia in termini istituzionali che diplomatici, vi è l’auspicio di nuovi scenari sia in termini nazionali che internazionali per la salvaguardia del bene comune, anche con particolare attenzione alle questioni sociali, quindi ci verrebbe quasi da dire: “Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”.

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