Parigi e Berlino, due facce della stessa crisi (dell’Ue)
Parigi e Berlino sono le due facce della stessa medaglia: due governi alle prese con una grave crisi economica che però puntano solo alla sopravvivenza politica. Macron e Merz ignorano volutamente lo stesso allarme generale: il loro tempo sta finendo. In Francia i numeri sono impietosi. Le previsioni di bilancio indicano un deficit ancora intorno al 5% del Pil nel 2027 e un debito oltre il 120%.
E Parigi vuol far pagare il conto direttamente a pensionati e lavoratori, tagliando le agevolazioni fiscali. In Germania, con l’industria in affanno, crescita quasi nulla e il governo con le mani legate dalla Schuldenbremse (il freno al debito in Costituzione), Merz sacrifica tutto sull’altare dei conti in regola (una missione comunque non impossibile, rispetto al tentativo di contenere il debito francese) e dice che non se ne va per proteggere la democrazia.
Francia e Germania, che per anni hanno preteso di guidare l’Ue, oggi annaspano nelle loro crisi interne. Arpionati alle loro poltrone, il cancelliere e l’inquilino dell’Eliseo trascinano giù tutto e tutti pur di non darla vinta agli avversari politici, oggi maggioritari.
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