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Economia

Irpef, pagano sempre i soliti e Leo promette il taglio al ceto medio

I conti di Itinerari previdenziali, il paradosso del welfare che non può più aspettare

di Martino Tursi -


Paga sempre Pantalone: duecento miliardi e più vale, nel 2025, l’Irpef. L’hanno pagata però sempre gli stessi: il 65% dell’intero ammontare dell’imposta è stato coperto da soli otto milioni di contribuenti. Quelli che guadagnano 35mila euro lordi l’anno, che una volta sarebbero stati il ceto medio e che oggi, invece, non sanno più nemmeno loro in che categoria iscriversi. Anzi, una c’è: quella dei tartassati. I dati di Itinerari previdenziali-Cida sono di quelli che fanno riflettere. Aumentano le dichiarazioni dei redditi, passate a poco più di 42,8 milioni. Di questi, solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro per l’imposta sulle persone fisiche. Bene, ma non benissimo: stando ai conti del report presentato ieri al Cnel, il 65% dell’ammontare Irpef grava su 8 milioni di italiani.

Chi paga (e chi no) l’Irpef

Finita qui? Manco per sogno. Perché se il ceto medio (o ciò che ne rimane) paga, le spese per il welfare aumentano. Solo che chi paga (tanto) di Irpef di sicuro non rientra nei parametri dei tanti (troppi) bonus che finiscono nelle tasche dei soliti 24 milioni di italiani (o residenti in Italia) che non versano un euro di tasse. Un cortocircuito pauroso. Chi paga, lo fa per tutti. E si ritrova fuori da ogni “graduatoria”. Insomma, così non si può continuare. Perché la sproporzione è evidentemente ingiusta. E foriera di tutte quelle tensioni sociali che stanno innervando il dibattito, non solo politico. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha affermato che stavolta la sforbiciata dell’Irpef per il ceto medio si farà. Il governo, ha dichiarato, sta cercando le risorse per portare l’aliquota per la fascia che va da 50 a 60mila euro al 33%, decurtandola di circa dieci punti percentuale.


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