Caso Garlasco, arriva il colpo di scena: “Mai stato Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi” (in aggiornamento)
La Procura di Pavia ha chiuso per le nuove indagini sul caso di Garlasco. Come ampiamente annunciato, è stato quindi notificato ad Andrea Sempio un altro avviso di conclusione dell’inchiesta. I magistrati hanno depositato i nuovi atti dopo gli ulteriori accertamenti disposti lo scorso maggio. Secondo quanto riferito dagli avvocati di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, l’atto notificato al loro cliente sarebbe “un 415 bis classico. Nessuna novità, non elenca le prove”. Ora la difesa ha 20 giorni di tempo per esaminare gli atti e presentare una memoria. Tra le nuove carte del fascicolo aperto a carico del 38enne, accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi futili e abietti, figurano diverse consulenze.
L’impronta a pallini
Tra queste quella antropometrica sui piedi dell’indagato relativa alla famosa impronta a pallini individuata sulla scena del crimine. Per la procura la scarpa modello Frau taglia 42 “è compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”. Il procuratore Napoleone spiega che a proposito della traccia sono stati eseguiti “accertamenti sulle calzature che non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi”.
L’impronta 33
Secondo quanto reso noto sui canali social del Tg1 “gli ulteriori accertamenti disposti dalla Procura di Pavia metterebbero in discussione gli esiti dei test condotti all’epoca dal Ris di Parma, che avevano inizialmente escluso la presenza di sangue nel ‘grattato’ dell’impronta 33. Nella stessa direzione, stando ad alcune indiscrezioni, anche le ulteriori indagini di laboratorio realizzate dalla difesa Stasi”. Inoltre, per gli inquirenti l’impronta rinvenuta sul muro della scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara sarebbe “attribuibile, come già fatto in precedenza, all’indagato Andrea Sempio”.
Tra le altre consulenze depositate c’è anche quella relativa al Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi. Nel corso dell’incidente probatorio il materiale genetico è stato ritenuto compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio.
Il colpo di scena
Il vero colpo di scena riguarda però Alberto Stati, condannato in via definitiva per l’omicidio. Il famoso Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta dell’allora fidanzato non ci sarebbe mai stato. E secondo il procuratore Napoleone i Ris di Parma nel 2007 nascosero la circostanza. Nella nota della procura si legge che “il profilo genetico determinato appena il giorno prima (19 settembre 2007) dall’unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta (reperto bu_p) attribuito dal consulente tecnico del pm dell’epoca ‘oltre ogni ragionevole dubbio’ alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo, allorquando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi”. Queste contro-analisi sarebbero state idonee, a giudizio delgi inquirenti pavesi, a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa, ma non esistenti nel fascicolo del procedimento del 2007 della Procura di Vigevano.
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