Il generale e il divulgatore. Un duello rusticano senza il padulo (per ora)
Vannacci e Cazzullo si scambiano cortesie affilate sull'8 settembre, la X Mas e i cognomi. Ma la notte è giovane
Nel grande teatro della politica-spettacolo italiana, dove ogni scambio è un duello e ogni duello un trailer, Roberto Vannacci e Aldo Cazzullo hanno inaugurato una nuova mini‑saga. I temi scelti sono l’8 settembre, la Decima Mas e la memoria storica. Il tono è quello di due che si sono svegliati male. Manca solo il Circus aeruginosus, più noto come uccello padulo, per completare la fauna del dibattito.
Il generale tra spavalderia di circostanza e scuse da agenda piena
Il generale parte in scioltezza: “Cazzullo continua a fare il Cazzullo, non mi interessa quello che scrive”. Una dichiarazione che, più che un giudizio, suona come un refuso di sceneggiatura. Poi aggiunge che non ha tempo per guardare la puntata di Una Giornata Particolare, ma che “qualora avessi un ritaglio di tempo, lo farò con interesse”. Una promessa che ricorda quelle fatte agli amici quando invitano a vedere una serie su Netflix. Non succede, ma può succedere.
Il giornalista risponde con colpi sotto la cintura
Cazzullo, che non è nuovo alle schermaglie, risponde con un tono da maestro elementare che corregge un compito: “Generale, non è da lei. Chi attacca il cognome non ha argomenti”. Poi infila la stoccata personale, precisando che “è il nome di mio padre, che è pure morto”. Una replica che sposta il confronto dal piano storico a quello genealogico, con un’agilità degna di un talk show del pomeriggio.
Vannacci non si lascia sfuggire l’occasione di rilanciare. “Cazzullo fa il Cazzullo è come dire Vannacci fa il Vannacci. Orsù dottor Cazzullo non mi caschi sull’uccello, avrebbe detto Mike Bongiorno”, ribatte ancora il generale. E qui, per un attimo, il dibattito politico italiano si trasforma in una puntata di Telemike, con l’uccello padulo che aleggia come spettro non ancora evocato.
Nostalgia televisiva e auto‑attribuzioni di riscoperte
Sul merito, l’8 settembre, la X Mas, la memoria storica, l’eurodeputato rivendica di non aver mai rifiutato il confronto. Poi, con la consueta modestia, aggiunge che da quando ne ha parlato “è rinato l’interesse per la Xa Mas”. Una resurrezione che, se confermata, meriterebbe almeno un approfondimento su Ulisse.
Infine, il colpo di teatro. “Uso spesso il motto ‘me ne frego’. Dedichi la sua prossima fatica agli Arditi”, confessa il generale rilanciando la palla nel campo avversario. Una proposta che suona come un invito a un nuovo capitolo, magari con un cameo del temibile Circus aeruginosus, pronto a planare in maniera subdola sul dibattito quando meno ce lo si aspetta.
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