Modena, l’incidente probatorio sulla strage di Via Emilia centro: l’attentatore sapeva cosa stava facendo
El Koudri era lucido quando travolse i passanti: per i periti è imputabile
Salim El Koudri sapeva esattamente quello che stava facendo. Quando, il 16 maggio scorso, ha lanciato la sua utilitaria contro i pedoni nel cuore di Modena, il trentunenne non era privo della capacità di intendere e di volere e oggi è in condizione di affrontare un processo.
A queste conclusioni sono giunti i due esperti incaricati dal giudice per le indagini preliminari, che le hanno illustrate venerdì 2 ottobre nell’aula del tribunale emiliano, nel corso dell’incidente probatorio chiesto dalla Procura. Le indiscrezioni circolate a metà settembre trovano così una conferma ufficiale.
Tre ore davanti alla Gip
Davanti alla Gip Donatella Pianezzi, la dottoressa Matilde Forghieri e il professor Giuseppe Sartori hanno esposto per circa tre ore il loro lavoro si è basato anche sull’esame degli atti e dei colloqui avuti in carcere con l’indagato. Secondo i periti, il disturbo psichiatrico di cui El Koudri soffre è reale, ma non gli impediva, di comprendere la portata delle proprie azioni né di decidere liberamente.
Escluso, quindi, tanto il vizio totale quanto quello parziale di mente. Nel quadro descritto emergono tratti di fragilità narcisistica, sentimenti di odio, rabbia e desiderio di rivalsa e, soprattutto, una elaborazione del gesto.
L’uomo, scortato dagli agenti della Polizia penitenziaria, ha seguito l’udienza accanto al suo avvocato, Fausto Gianelli, che ha depositato le relazioni dei consulenti nominati dalla difesa.
Questi ultimi la pensano all’opposto: per loro la patologia è tanto seria da compromettere la sua lucidità. In aula sedeva anche Angelo Ciccarelli, marito di Monica Esposito, l’unica a perdere la vita.
Il passato già noto
L’indagato tra il 2019 e il febbraio 2024 era seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia. Già il 19 maggio, nel provvedimento di convalida del fermo, la stessa gip aveva ritenuto che non vi fosse un legame diretto fra quel disturbo e l’azione compiuta. Le valutazioni dei periti – ora agli atti – potranno essere utilizzate come prova in un eventuale dibattimento.
La ricostruzione dei fatti
Era un sabato pomeriggio quando la Citroen C3 guidata da El Koudri, nato in Italia da una famiglia di origine marocchina e laureato in Economia, è piombata ad alta velocità sui passanti in via Emilia Centro. Otto le persone investite, quattro delle quali in modo grave; a una turista tedesca di 69 anni sono state amputate entrambe le gambe.
Dopo lo schianto l’uomo ha tentato la fuga armato di coltello e ha ferito uno dei cittadini che, insieme ad altri, sono riusciti a fermarlo fino all’arrivo della polizia.
Il giorno seguente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni hanno raggiunto la città, segno della gravità di un episodio che in Italia non aveva precedenti. Monica Esposito, 55 anni, è morta in ospedale dopo oltre due mesi di ricovero e la famiglia ha acconsentito alla donazione dei suoi organi.
Strage di Modena: e se fosse un attentato terroristico?
L’indagato risponde di strage e lesioni aggravate. Per ora la Procura modenese non gli contesta l’aggravante della finalità terroristica, una scelta che la difesa ritiene fondata: secondo Gianelli il movente deve essere cercato in un “delirio”, non in un’ideologia.
Su un fronte opposto si muove l’avvocato Liborio Cataliotti, che tutela i familiari della vittima e che in vista dell’udienza ha presentato una memoria per chiedere il riconoscimento dell’aggravante.
A sostegno della sua tesi il legale richiama le ricerche online sullo Stato islamico e su attacchi compiuti con veicoli lanciati sulla folla, oltre ad alcuni video che l’uomo avrebbe registrato nelle ore precedenti l’attacco, ritrovati dagli investigatori nel suo cellulare.
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