Il trapper Baby Gang resta in carcere, il gip: “Rete criminale internazionale”
Baby Gang resta in carcere. Il gip di Lecco ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare con i domiciliari in una comunità terapeutica, anche con l’utilizzo del braccialetto elettronico. Per il giudice, Zaccaria Mouhib, il 25enne trapper noto come Baby Gang, presenta esigenze cautelari di “eccezionale rilevanza” e sarebbe inserito in una “rete criminale più vasta” e di “livello internazionale”.
Baby Gang resta in carcere, l’ordinanza del Gip
Nell’ordinanza il gip ricostruisce anche la vicenda che avrebbe portato il cantante in Iraq nel 2025. Secondo quanto emerge dagli atti, Mouhib sarebbe riuscito ad arrivare nel Paese nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale. Lì avrebbe realizzato un video nel quale comparivano “bazooka, mitra e kalashnikov”. Per il giudice, il 25enne avrebbe sviluppato una “pericolosità” legata anche alla sua figura pubblica, arrivando a influenzare una “cerchia ampia di persone disposte a supportarlo e proteggerlo”.
Il nuovo arresto
Baby Gang era stato arrestato nuovamente il 17 marzo, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lecco. Le accuse comprendono la detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti nei confronti della fidanzata. L’inchiesta è stata chiusa dai pm con una richiesta di processo.
Il gip, nel confermare il carcere, richiama anche i precedenti giudiziari del trapper e un precedente regime di sorveglianza particolare disposto nei suoi confronti. Secondo il magistrato, avrebbe mostrato una «incapacità a rispettare le prescrizioni» e potrebbe condizionare persone appartenenti al suo gruppo, indicato negli atti come Npt, anche per «inquinare le prove» o nascondere armi.
La difesa: “Nessuna rete criminale”
Di tutt’altro avviso il legale di Baby Gang, che ha già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Milano. Secondo la difesa, nell’ordinanza non viene indicato alcun componente della presunta rete criminale che avrebbe consentito al trapper di raggiungere l’Iraq.
Il viaggio, sostiene il legale, sarebbe avvenuto per realizzare un videoclip musicale e sarebbe stato organizzato nell’ambito della sua attività artistica. La difesa contesta quindi l’esistenza di una «rete criminale internazionale» e sottolinea come la casa di produzione avesse predisposto in anticipo l’accoglienza e l’assistenza necessarie per il soggiorno.
Il legale ha inoltre evidenziato le fragilità personali del 25enne, parlando di una doppia diagnosi legata a disturbo psichiatrico e abuso di stupefacenti. Per la difesa, il percorso terapeutico già avviato avrebbe dovuto proseguire fuori dal carcere. Ma per il momento il gip ha confermato la custodia cautelare.
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