Così Riccardo Alemanno, Presidente Istituto Nazionale dei Tributaristi: “Riforma fiscale, per la semplificazione ci vogliono risorse adeguate”
Il Presidente dell'Istituto Nazionale Tributaristi (INT) Riccardo Alemanno
Presidente Alemanno, l’VIII Congresso dell’INT ha segnato i trent’anni dell’Istituto e ha visto anche il videomessaggio della Presidente Meloni. Qual è il significato politico e professionale di questa edizione e che fotografia restituisce oggi il mondo dei tributaristi italiani?
“L’VIII Congresso Nazionale ha costituito un momento importante per la professione, le parole dei rappresentanti istituzionali nei confronti dell’Istituto Nazionale Tributaristi sono state motivo di orgoglio per tutti i tributaristi, uno stimolo per fare sempre meglio.
In particolare, il video intervento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha da a tutti noi la certezza di stare percorrendo la giusta strada.
Certo dobbiamo sempre essere vigili e continuare a stimolare e accompagnare gli iscritti nel loro percorso etico-professionale, poi evidentemente spetta a ciascun singolo essere un professionista, purtroppo capita che singoli soggetti abbiano comportamenti non in linea con ciò che significare essere professionista, ciò riguarda ogni consesso associativo del Paese, l’importante è che sporadici casi isolati non intacchino i 30 anni di professionalità dei tributaristi INT.
Questo perché l’etica e la deontologia costituiscono, per la nostra politica associativa, un valore irrinunciabile. Ripartiamo quindi dal nostro Congresso per continuare le nostre relazioni e il nostro confronto con le Istituzioni, implementare la formazione per i nostri iscritti e vigilare, non solo per attuare procedimenti sanzionatori, ma per fornire strumenti di lavoro e favorire una rete interprofessionale ai tributaristi INT”.
Nel suo intervento ha rilanciato l’idea di un “consolidato fiscale familiare”. Quali vantaggi immediati porterebbe ai contribuenti e quali condizioni tecniche servirebbero per renderlo operativo senza impatti sul gettito?
“Tale proposta se attuata consentirebbe di compensare crediti e debiti verso l’erario all’interno dei nuclei famigliari, garantendo maggiore liquidità all’interno delle famiglie.
Sono necessarie coperture finanziarie, ma pressoché compensate dal risparmio per lo Stato dei costi per la gestione dei crediti nonché quelli per gli interessi”.
Sul regime forfettario, l’INT propone l’innalzamento del tetto a 100 mila euro e la deducibilità delle spese di formazione per i giovani professionisti. In che modo queste misure potrebbero correggere le attuali distorsioni del sistema e sostenere la crescita delle nuove generazioni?
“La nostra proposta sul regime forfettario circa l’innalzamento da 85 a 100 mila euro, già annunciata dalle forze di governo, prevede però sul differenziale 85-100 mila euro di utili ovvero su 15 euro l’applicazione di flat tax per incrementale.
Ciò ridurrebbe i costi per lo Stato e sarebbe progressività al pagamento delle imposte, ma proponiamo anche che gli effetti della fuoriuscita dal regime agevolato avvengano dall’esercizio successivo. In questo caso, al di là dell’applicazione dell’IVA sulle fatture emesse dal giorno del superamento, proponiamo una flat tax, ripeto, sull’eccedenza dei 100 mila euro, una flat tax del 43%, in linea con l’aliquota IRPEF applicata nel regime ordinario.
Quindi una proposta che incentiva i giovani, ma non solo, che è più equa con i contribuenti in altri regimi e che evita la retroattività ai fini delle imposte sui redditi”.
La Presidente Meloni ha rivendicato la semplificazione normativa: da 444 provvedimenti a otto testi unici. Dal punto di vista degli intermediari fiscali, quali sono oggi le tre semplificazioni ancora indispensabili per rendere davvero più fluido il rapporto tra fisco e contribuente?
“Abbiamo accolto con favore il lavoro sulla Riforma fiscale del Governo e in particolare del Vice Ministro Maurizio Leo, certo che se ci fossero state maggiori risorse finanziarie si sarebbe potuto semplificare maggiormente.
A tal proposito voglio sottolineare che, senza coperture finanziarie non si possono introdurre semplificazioni o quanto meno non in modo significativo, per cui prima di proporre semplificazioni bisogna garantire le risorse finanziarie, l’auspicio è che l’esecutivo di Governo, raggiunto l’equilibrio di bilancio, investa risorse sulla semplificazione.
Poi ci sono proposte di piccole semplificazioni a costo zero per lo Stato, come la semplificazione dei depositi di atti e bilanci al registro delle imprese estendendo la procura a tutti gli intermediari abilitati, anziché costringere taluni professionisti a utilizzare due firme digitali anziché solo la propria. Ma ripeto per le semplificazioni più importanti occorre copertura finanziaria, che sia una piena interoperabilità delle banche dati della PA o la sburocratizzazione delle pratiche amministrative”.
Tra le proposte dell’INT c’è anche la tassazione al 33% per i redditi tra 50 e 60 mila euro. Quale sarebbe l’impatto reale di questa rimodulazione IRPEF e come si inserisce nel quadro della futura Legge di Bilancio 2027?
“Più che una nostra proposta è la condivisione di un annuncio del MEF, che peraltro era già stato previsto dopo il primo taglio dell’IRPEF. È un intervento concreto con un effetto massimo di risparmio di mille euro annui. Non sarà la panacea delle problematiche delle famiglie, ma è un segnale di attenzione al cosiddetto ceto medio, che sembra essere il più in difficoltà ed è stato possibile nonostante i rigidi paletti di un bilancio che non consente grandi manovre, da qui il nostro plauso e la nostra condivisione”.
Lei ha chiesto una pausa totale degli invii da e per l’Amministrazione finanziaria nel mese di agosto. Perché questa misura apparentemente semplice, potrebbe migliorare la qualità del lavoro dei professionisti e ridurre gli errori nei dichiarativi?
“Si, nonostante la pausa di agosto, già in atto da anni, non tutti gli atti rientrano nella sospensione. Si tratta di avere un primo periodo in agosto per concludere la redazione dei dichiarativi e un secondo per concedere agli operatori professionali del settore e ai loro collaboratori una pausa, senza ulteriori scadenze se non quelle programmabili. Inoltre è stata individuata, come proposta, anche in alternativa a quella che sta circolando da un po’ di tempo circa uno spacchettamento della dichiarazione dei redditi in due tranche una prima per determinate i pagamenti, una seconda per inviare dati richiesti dall’Amministrazione finanziaria. Non siamo d’accordo su un doppio invio telematico, che rischia di creare più problemi che benefici e non siamo solo noi a sostenerlo”.
Dopo trent’anni di attività dell’INT quale risultato la rende più orgoglioso e quale sfida considera ancora aperta per la categoria dei tributaristi?
“Difficile rispondere, perché sono tanti i motivi di orgoglio, ma se devo sceglietene uno è quello che con l’Istituto Nazionale Tributaristi si è contribuito ad accompagnare una categoria di professionisti in un percorso di consapevolezza e di crescita, poi ciò è determinato dalla volontà di ciascuno singolo di seguire la strada dell’etica, dello studio e dell’aggiornamento continuo. Non tutti hanno questa attitudine, ma come ho già detto ciò attiene alla natura umana ed è mutuabile in ogni segmento della società.
La nostra categoria deve affrontare ancora molte sfide e difficoltà, il Congresso appena concluso nel segno della continuità, ha dato ai tributaristi dell’INT motivazioni e un nuovo punto di partenza della categoria. Ci dovremo muovere tra norme e complessità burocratiche, tra tentativi di limitare operativi, tra soggetti poco inclini all’etica che fanno solo male alla categoria e difesa del nostro diritto a svolgere la professione. Questa è la nostra quotidianità, l’INT ci sarà e l’unità dimostrata dai nostri iscritti è granitica. Migliaia di donne e di uomini, che lavorano e danno la nostra professionalità e problemi lavoro e che danno lavoro e che null’altro chiedono se non di poter lavorare nel rispetto delle leggi, ma pretendendo rispetto come professionisti di cui alla Legge n.4 del 2013″.
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