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Economia

Italia sotto a un tir

di Giovanni Vasso -


Italia sotto a un tir. Abbiamo fatto il giro lungo. Per ritrovarci di nuovo di fronte a un Paese che rischia di essere paralizzato dalla protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori. Il carburante costa troppo. Un pieno di diesel, per un solo mezzo, può arrivare a costare fino a 2.400 euro. Sono, davvero, tanti soldi. Troppi. Le aziende del comparto, che quei denari li debbono “anticipare”, si svenano. E così tutto si arroventa. Prima i prezzi, poi il clima sociale.

Italia sotto a un tir

Ogni sistema economico si regge su un’organizzazione. L’Italia, e questo ormai è chiaro, è giunta a quel paradosso per cui un Paese bagnato per tre lati dal mare si “movimenta” su gomma. Al Sud, poi, le infrastrutture stradali e autostradali non sono così numerose, ed efficienti, come al Nord. Insomma, ci siamo capiti. È bastato, dunque, scegliere i caselli giusti per paralizzare un Paese intero. Gli scioperi si sono incrociati, assommati. Prima in Sicilia, poi gli autotrasportatori calabresi. In Puglia, poi, c’erano i blocchi stradali alla raffineria Eni. Subito rimossi, nella giornata di venerdì quando lo sciopero a Taranto è stato dichiarato finito.

Il carburante che c’è (ma costa)

Il carburante, già da qualche giorno, iniziava a scarseggiare in tutto il Mezzogiorno. Adesso potrà tornare ad affluire nei distributori di mezza Italia. Già, perché la carenza di diesel e benzina non è tema di oggi dal momento che, con l’applicazione dei price cap, gli impianti sono stati presi d’assalto e la “merce” è andata praticamente a ruba. Costringendo tanti benzinai a issare il cartello: “Esaurito”. E ad attendere diversi giorni prima di poter rabboccare i loro di serbatoi. Ma questa è un’altra storia. La politica s’è divisa. E non poteva andare diversamente. La grande paura di restare senza beni di prima necessità è serpeggiata per diverse ore in tutto il Paese. Il ministro Adolfo Urso, però, ci ha tenuto a ribadire che l’Italia possiede la capacità di “fabbricarsi da sé il carburante che le serve” indicando proprio nelle tensioni a Taranto uno dei motivi della penuria di carburante. È ancora fresco il tavolo con le imprese della raffinazione petrolifera, che hanno assicurato la possibilità, se dovesse servire di alzare il ritmo della produzione. Intanto aumenteranno del 30 per cento quella di cherosene.

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La richiesta di un incontro…

I tir restano fermi, i pomodori non viaggeranno in aereo. Intanto, i camionisti e i loro rappresentanti di categoria chiedevano al governo di essere ascoltati. Perché le misure annunciate, finora, non sono bastate. Era dal 22 maggio che non avevano notizie, novità. E adesso succede che le imprese stanno chiudendo. Nel migliore dei casi, come succede anche per l’industria, si indebitano solo per pagare l’energia, tra pieno e bollette.

Tavolo il 27 ottobre

Dall’esecutivo, l’attesa apertura è arrivata. Il tavolo si terrà il 27 ottobre. Una notizia accolta tra la soddisfazione di ribadire al governo la necessità di interventi immediati, a cominciare dalla questione del credito di imposta e la frustrazione di dover attendere ancora una decina di giorni. Unatras ha detto proprio questo. Bene il tavolo, ma anticipiamolo. Anche perché non ne possono più di aspettare, le aziende della logistica: “Quello che sta accadendo è la conseguenza di una non scelta, una noncuranza su come si sarebbero potute sviluppare le cose. Noi lo avevamo detto chiaramente”, ha affermato Paolo Uggé presidente Fai-Unatras. Apprezzamento è arrivato pure da Confartigianato Trasporti. Che ha sottolineato quanto sia importante mantenere il dialogo e dare continuità al confronto. E che ha riportato d’attualità il grande tema degli Ets.

Salvini, Urso e Giorgetti

L’Europa li imporrà agli armatori per i trasporti marittimi e, naturalmente, questi si rifaranno sulla logistica su gomma, secondo l’analisi dell’organizzazione. Ulteriori tasse che, di passaggio in passaggio, ci finiranno in tasca. Non c’è tempo, per questo i tir sono scesi in strada. Matteo Salvini, che ospiterà il tavolo al Mit, ha già detto di avere una soluzione possibile. Servono 80 milioni, chiedeteli al Mef. Domandateli all’arcigno Giorgetti. Urso, inoltre, ha parlato di ulteriori misure possibili e ha rimandato al tavolo. Sarà un autunno caldissimo, bollente. Perché il tema è legato a filo doppio, anzi triplo, con i costi della guerra, con il carovita. Non è più una crisi. È una trasformazione, forse strutturale. Chi può dirlo. Una decrescita infelice che ci attende.


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