LA NOSTRA SICUREZZA – Caso Siher, indipendenza e fiducia nell’imparzialità
L’indipendenza della magistratura è un principio costituzionale da affermare sempre, soprattutto quando una decisione suscita dissenso. Il giudice risponde alla legge e deve poter valutare gli elementi presentati dalla Procura senza subire alcuna forma di pressione; quindi, il giudizio deve andare al di là delle aspettative di consenso o condizionamenti mediatici e politici.
È una garanzia per ogni cittadino, compresi gli appartenenti alle forze di polizia la cui terzietà delle funzioni sono un valore da rispettare. La decisione della GIP di Milano Tiziana Landoni di non convalidare il fermo di Youssef Siher e non applicare misure cautelari va collocata dentro questo principio. La Procura aveva formulato contestazioni gravi sulla base delle acquisizioni investigative della polizia giudiziaria, attribuendo ai messaggi diffusi attraverso i canali del Movimento 17 ottobre una portata istigatoria.
La giudice ha ritenuto che gli elementi sottoposti al suo esame non giustificassero quella conclusione e la privazione della libertà personale. Il confronto sulla fondatezza delle rispettive valutazioni appartiene alle sedi processuali e agli strumenti previsti dalla legge.
Questo non rende superflua una riflessione sulla fiducia dei cittadini nella giustizia. La notizia dell’adesione della magistrata all’appello “Giuristi per Gaza”, accostata alle sue valutazioni e decisione su un attivista dell’area pro-Palestina sottoposto a fermo, può suscitare perplessità nell’opinione pubblica.
Una sensibilità istituzionale attenta deve saperle affrontare, spiegando i fatti e distinguendo ciò che è documentato da ciò che viene soltanto suggerito dalla polemica e dallo scontro politico. La prima distinzione riguarda il contenuto dell’appello. Sostenere i diritti della popolazione civile di Gaza non equivale a aderire alle posizioni di ogni organizzazione o attivista che si richiami alla causa palestinese. La seconda riguarda un elemento che non si può omettere. Quel documento è stato sottoscritto anche dal pubblico ministero Francesca Crupi, che per Siher aveva chiesto la custodia in carcere.
Una comune adesione pubblica si è dunque accompagnata a valutazioni giudiziarie opposte nel rispetto della diversa finalità delle funzioni esercitate dai due magistrati. Elementi che impediscono di presentare il giudizio assunto come prova di un condizionamento della decisione.
Resta una questione più generale, ma molto seria, come preservare la percezione di autonomia e indipendenza quando un magistrato assume pubblicamente posizioni su temi divisivi che possono intersecare vicende affidate al suo giudizio? L’interrogativo merita attenzione soprattutto quando le iniziative coinvolgono anche i luoghi e i simboli della funzione giudiziaria.
L’immagine d’imparzialità è il fondamento della credibilità della giurisdizione, come affermato dal Codice etico della magistratura associata. Richiede prudenza, riserbo e valutazioni rigorose delle situazioni concrete. Non consente, però, di trasformare una vicinanza ideale genericamente percepita in una presunzione di parzialità. Per chi rappresenta le donne e gli uomini della Polizia di Stato, è altrettanto necessario difendere la dignità del lavoro investigativo svolto sul campo.
Le acquisizioni della polizia giudiziaria e le valutazioni della Procura meritano sempre un esame puntuale, rigoroso e rispettoso specie quando si tratta della libertà personale. Resta tuttavia l’amarezza per il rigetto, da parte della GIP, della richiesta della Procura, le cui valutazioni e analisi sono fondate anche sul delicato e impegnativo lavoro delle forze di polizia, in questo particolare caso della Polizia postale e della Digos.
È un sentimento che può essere espresso con chiarezza, nel pieno rispetto dell’autonoma valutazione del giudice. In questo quadro si inserisce la posizione espressa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, secondo quanto riferito dall’Ansa, fonti del Viminale hanno definito la decisione “assolutamente non condivisibile”. Pur esprimendo dissenso sulla decisione, il Ministero ha confermato che proseguirà il proprio impegno nella prevenzione e nel contrasto della violenza.
Il ministro ha inoltre rinnovato l’apprezzamento per gli investigatori della Polizia di Stato e per i magistrati della Procura di Milano che ne hanno coordinato il lavoro, assicurando il sostegno al loro operato.
Le forze di polizia continueranno dunque a svolgere il proprio compito, a tutela della sicurezza pubblica e della libertà di manifestare. Non accogliere una richiesta cautelare non dimostra, da solo, che gli investigatori non abbiano svolto un buon lavoro. Allo stesso modo, la gravità delle ipotesi accusatorie non esonera il giudice dal verificarne i presupposti. La responsabilità delle istituzioni si misura anche nella capacità di discutere una decisione senza delegittimare chi l’ha assunta né il lavoro degli operatori e della Procura della Repubblica.
L’ordine e la sicurezza pubblica hanno sempre più bisogno di indagini, strumenti efficaci e controlli indipendenti. La fiducia nella giustizia e nelle forze di polizia richiede che questi compiti restino distinti e credibili agli occhi dei cittadini.
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