Ucraina: il fronte europeo si spacca sul dialogo con Mosca
Il dialogo dei Paesi Scandinavi con il Cremlino accende lo scontro all'interno dell'Unione
Una storica rottura della prassi diplomatica occidentale ha scosso le cancellerie europee nelle ultime ore.
Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno avviato un colloquio telefonico diretto con il presidente russo Vladimir Putin, ponendo fine a mesi di totale isolamento diplomatico e scontro bilaterale da parte dei leader del Vecchio Continente. La decisione, descritta dalle parti come un confronto “franco e sostanziale”, punta a sbloccare l’impasse sui negoziati per il conflitto in Ucraina, ma ha immediatamente innescato una profonda spaccatura geopolitica all’interno del blocco europeo.
Le note ufficiali rilasciate
Secondo quanto riportato dalle note ufficiali rilasciate dall’Ufficio del Presidente della Repubblica di Finlanda e dal governo di Oslo, il contatto trilaterale non è un’iniziativa isolata ma il frutto di una precisa strategia diplomatica. L’asse del Nord Europa si è mosso in stretta consultazione preventiva con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a seguito di un vertice strategico tenutosi a Oslo lo scorso 20 ottobre al quale hanno preso parte anche inviati statunitensi.
L’obiettivo dichiarato da Stubb e Støre è fare da apripista ai colloqui trilaterali di pace previsti per il prossimo mese ad Abu Dhabi, che dovrebbero unire attorno allo stesso tavolo delegati di Kiev, Mosca e della nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump.
I leader nordici hanno ribadito a Putin che “una pace duratura ed equa in Europa richiede necessariamente discussioni dirette”.
Dal canto suo, secondo le agenzie di stampa ufficiali russe, il Cremlino ha risposto che qualsiasi accordo sarà possibile solo se verranno “pienamente e incondizionatamente considerati i legittimi interessi di sicurezza della Federazione Russa”.
Nonostante le rassicurazioni di Helsinki sul fatto che i due leader abbiano parlato a tutela della sicurezza dei propri confini e non a nome dell’intera Unione Europea, la reazione degli alleati occidentali è stata gelida e frammentata.
La rottura della convenzione e le reazioni
La rottura della convenzione che imponeva di evitare contatti diretti con il Cremlino senza un coordinamento comunitario ha sollevato infatti forti proteste.
La prima ministra danese Mette Frederiksen ha duramente criticato la decisione di Finlandia e Norvegia, definendosi “molto scettica” e avvertendo che simili iniziative unilaterali rischiano di indebolire gravemente l’unità e il potere contrattuale dell’Europa.
Fonti vicine a Palazzo Chigi hanno espresso forte preoccupazione per la scelta di procedere in “ordine sparso”, rimarcando come i negoziati e i contatti internazionali debbano mantenere una linea coesa e condivisa da tutti gli Stati membri per non mostrare segni di cedimento o divisione interna a Mosca.
Il timore italiano
Il timore dell’esecutivo italiano è che l’assenza di una strategia comune spinga i singoli Stati membri verso iniziative autonome. Una frammentazione che rischia di indebolire il peso politico e il potere contrattuale dell’intera Unione Europea nei futuri negoziati di pace.
Per evitare questo scenario, Roma ha sollecitato la nomina immediata di uno o più inviati speciali dell’UE, legittimati da un mandato formale e condiviso per dialogare con Mosca. Questa linea diplomatica si fonda su un principio chiaro: i tavoli internazionali non aspetteranno le esitazioni di Bruxelles. Senza una cabina di regia e una voce negoziale unica, l’Europa rischia l’irrilevanza geopolitica.
Il ruolo dell’Europa
Il premier norvegese Støre ha difeso fermamente la decisione, specificando a Euronews che il ruolo dell’Europa deve essere quello di presidiare attivamente i canali diplomatici, muovendosi anche per integrare o bilanciare le letture del conflitto fornite da Washington, soprattutto alla luce del mutato scenario politico d’oltreoceano.
L’iniziativa nordeuropea evidenzia una progressiva inversione di rotta all’interno del continente nella gestione della crisi ucraina. Sebbene le distanze strategiche con Mosca rimangano profonde, cresce tra i leader europei la consapevolezza che la linea del totale isolamento diplomatico mantenuta negli ultimi anni stia mostrando i propri limiti, lasciando spazio a un pragmatismo che rimette al centro la necessità del dialogo diretto.
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