L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il centro ovvero una bolgia in cerca di un’anima

di Alessandro Scipioni -


​La politica italiana ha partorito un nuovo, grottesco spettacolo, la proliferazione dei partiti di centro. Se il centrosinistra e il centrodestra si muovono a ranghi compatti o quasi, il centro si frammenta in una nebulosa di sigle, acronimi e leader in cerca della ribalta che farebbe invidia ad una bolgia infernale dantesca. E meno male che sono quelli che pretendono, moralmente ed istituzionalmente, di camminare con gli angeli !

Ogni giorno che un moderato si sveglia con una velleità di potere, ecco che nasce un nuovo soggetto. E non c’è giorno che non si sveglia un moderato senza velleità. Ma a cosa serve? E, soprattutto, cosa significa oggi definirsi centrista?

La fuffa della grande prateria di voti abbordabile è pura immaginazione. Tutti i pretendenti al trono del centro dichiarano di volersi contendere l’area dei moderati. Peccato che l’elettore italiano, testardo, continui a vedere il mondo in bianco e nero che tradotto politicamente significa in ottica bipolare. Chi non si riconosce negli schieramenti tradizionali non corre certo verso un centro che non ha né profilo né voce, ma scivola dritto nelle braccia dell’antipolitica, in quel gorgo di disillusione che nessun programma elettorale moderato potrà mai intercettare. Il moderatismo non è un rifugio per gli scontenti, ma scelta di campo che, oggi, manca totalmente di coordinate.

​Il vero enigma resta la sostanza. Ossia il sistema valoriale di riferimento dell’area di centro. Prendiamo figure come Onorato o Emma Bonino; sostanzialmente stiamo parlando di libera. Abbracciano pienamente i cosiddetti diritti civili, battaglie che per la dottrina moderata storica, quella vicina alla balena bianca democristiana, profondamente radicata nel cattolicesimo sociale, suonano come una bestemmia o, nel migliore dei casi, come una provocazione. E qui scivoliamo nel grottesco. Il centro di oggi vorrebbe ereditare il peso elettorale della DC, ma ne rifiuta l’ossatura valoriale. È un’operazione di marketing, non di politica. Si cerca di vendere un prodotto senza sapere cosa ci sia dentro la scatola.

​Poi c’è il problema della nuova legge elettorale, lo Stabilicum. Se dovesse passare una legge elettorale a forte trazione maggioritaria, la sopravvivenza di questa galassia di formazioni centriste diventerebbe un esercizio di pura autoconservazione. Nel momento in cui il voto utile diventerà l’unica vera bussola, l’elettore moderato, messo alle strette, farà l’unica cosa logica; dovrà necessariamente turarsi il naso e scegliere il meno peggio tra destra e sinistra. Questa miriade di sigle finirà per essere schiacciata dal peso della propria irrilevanza, incapace di offrire una casa a chi, semplicemente, non vuole scegliere tra le due barricate. Può ritrovarsi costretta ad un calcolo cinico riguardo a quale schieramento portare i suoi pochi voti per qualche seggio.

​Forse, un tale frazionamento avrebbe senso in una repubblica parlamentare puramente proporzionale, dove il governo non si sceglie nelle urne ma nei salotti, e dove la stagione dei governi di ampia coalizione o tecnici è la norma e non l’eccezione. Ma nel clima di scontro frontale che stiamo vivendo, questo centro non è altro che un rumore di fondo. Una selva di piccoli leader che giocano a fare i decisivi, mentre la realtà li sta già riscrivendo fuori dai giochi.

​La domanda resta sospesa: cosa vogliono fare da grandi? Perché, per ora, l’unica cosa che sanno fare è contarsi, dividendosi tra i pochi che restano.


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