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Esteri

Hormuz, il doppio gioco della crisi: si tratta con il dito sul grilletto

Il clima di confronto apre speranze

di Mauro Trieste -


Nel Golfo Persico si consuma una pericolosa partita fatta di aperture diplomatiche, minacce militari e provocazioni che rischiano di sfuggire di mano. Da una parte l’Iran parla di dialogo e propone un piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Dall’altra gli Stati Uniti preparano i piani per una possibile ripresa delle operazioni militari. Sullo sfondo, petroliere colpite nel Golfo, quotazioni del petrolio in impennata e una regione sospesa tra la fragile speranza di una de-escalation e il timore di un nuovo conflitto su larga scala.

Araghchi attende la risposta statunitense

L’ultimo segnale di una trattativa ancora viva è arrivato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Teheran, ha spiegato, ha presentato agli Stati Uniti un piano in sette giorni per la riapertura di Hormuz, ricevendo una risposta attraverso i canali di mediazione. La Repubblica islamica sta valutando le osservazioni americane e potrebbe replicare entro pochi giorni.

Eppure, mentre si prospetta di riaprire il principale corridoio energetico del pianeta, l’Iran continua ad alimentare una narrazione da tempo di guerra. Lo stesso Araghchi ha sostenuto che le perdite militari statunitensi nel conflitto sarebbero molto superiori a quelle finora riconosciute da Washington, con decine di aerei, elicotteri e droni messi fuori uso dalle forze iraniane. Una comunicazione che contribuisce ad accrescere il clima di confronto.

Le oscillazioni di Trump

Anche la Casa Bianca invia segnali contrastanti. Donald Trump continua a promettere una conclusione imminente della guerra e un rapido ritorno alla normalità sui mercati energetici. Secondo il presidente americano, il conflitto finirà “molto presto” e i prezzi del petrolio crolleranno. Ma quasi in contemporanea, emergono indiscrezioni secondo cui il Pentagono avrebbe accelerato i preparativi per una possibile ripresa delle operazioni di combattimento contro l’Iran. Nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa.

La contraddizione appare sempre più evidente. Si negozia e si minaccia, si dialoga e ci si prepara a combattere. Una tattica che comporta rischi enormi, perché aumenta la probabilità di incidenti o iniziative fuori controllo da parte degli attori regionali.

Una regione in bilico

Il contrasto simbolico delle ultime ore fotografa meglio di qualsiasi dichiarazione questa ambiguità. A Teheran è atterrato il primo volo commerciale operato da una compagnia straniera dall’inizio della guerra. Nelle stesse ore, però, una petroliera nel Golfo, al largo del Qatar, è stata colpita da diversi proiettili causando vittime. Due immagini opposte che raccontano una regione sospesa tra pace e guerra.


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