Il nuovo attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, definita “una delle peggiori” a Tgcom24, ha aperto una faglia che il governo italiano non può permettersi di ignorare. Non solo per la brutalità del messaggio, ma per il contesto generale. La reazione di Palazzo Chigi è stata pacata e accompagnata da una serie di dichiarazioni ministeriali che, lette insieme, compongono un quadro molto più complesso di quanto suggeriscano i commentatori che invocano “strappi” e repentine “svolte sovraniste”. Perché la verità è semplice. L‘isterismo di chi chiede rotture con gli Usa è, al momento, un esercizio retorico privo di basi materiali.
La linea dei ministri del governo Meloni
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scelto un registro istituzionale. Le parole di Trump sono “offensive e immotivate”, ha detto al Corriere della Sera, ma l’Italia non intende trasformare uno scontro verbale in una crisi diplomatica. Tajani ha ricordato che Roma ha ricevuto pressioni su difesa, Medio Oriente e Nato, ma ha deciso “in base ai propri interessi, alla Costituzione e al proprio posizionamento internazionale”. Poi il passaggio chiave: “L’atlantismo non è trumpismo, bidenismo, obamismo. È una scelta strategica. Un messaggio rivolto tanto a Washington quanto a chi, in Italia, sogna un’improbabile emancipazione immediata dagli Stati Uniti.
Il vicepremier Matteo Salvini ha evitato ogni tono polemico. Ha parlato di “rapporti straordinari” da mantenere e ricordato che la festa del 4 luglio non è il terreno su cui si misurano le relazioni bilaterali. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato la sua presenza a Villa Taverna. La diplomazia, a suo avviso, non si fa con le assenze plateali.
Il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha difeso la premier, definendo la risposta al tycoon “vibrante e necessaria”. Ma ha aggiunto un punto che molti dimenticano: “La politica estera si fa su base pragmatica, non sulla base di dichiarazioni”. Un’ammissione che smonta la narrativa delle rotture urlate.
Simone Crolla, consigliere delegato della American Chamber of Commerce in Italy, a margine della 111° Assemblea Ordinaria dei Soci di AmCham a Milano, ha minimizzato lo scontro Trump-Meloni con un “anche i migliori amici litigano”. Il suo messaggio riflette lo stato d’animo del mondo economico. L’irritazione per le parole di Trump non deve mettere a rischio un rapporto che vale decine di miliardi di euro.
Secondo ricostruzioni circolate negli Stati Uniti, il segretario di Stato Marco Rubio sarebbe già al lavoro per ricucire i rapporti con lo storico alleato. Un segnale che la diplomazia americana, al netto delle intemperanze presidenziali, considera l’Italia un partner importantissimo nel Mediterraneo, nei Balcani e in altri dossier “pesanti”.
Le relazioni Italia-Usa tra immaginazione e realtà
L’auspicata autonomia strategica europea, non è a portata di mano. Richiede investimenti, politica industriale comune, interoperabilità militare e soprattutto un’Unione europea capace di parlare con una sola voce. Oggi, invece, Bruxelles appare divisa, confusa, attraversata da leadership deboli e da un crescente disallineamento tra Est e Ovest. Immaginare che il Belpaese possa emanciparsi dagli Stati Uniti con un colpo di teatro è geopoliticamente ingenuo.
In questa fase, potrebbe essere fruttuosa un’applicazione del metodo Bettino Craxi. Nel 1985, a Sigonella, il premier socialista difese la sovranità italiana senza rompere l’alleanza atlantica. Non fu antiamericano: fu autorevole. Capì che l’affrancamento può avvenire con una strategia costruita nel tempo, con credibilità, coerenza e una rete di alleati. Oggi tutto questo manca. L’errore del governo Meloni è stato quello di appiattirsi troppo in precedenza. L’Italia si muove tra la necessità di difendere la propria dignità istituzionale e la consapevolezza che nessuna crisi, né con Trump né con chi verrà dopo, può mettere a rischio un pilastro della sua sicurezza. La vera sfida non è alzare la voce con la Casa Bianca, ma costruire un’Europa capace di contare e in grado di sostenere un percorso ancora non ben delineato.
Finché questo non accadrà, si è nel campo della stucchevole propaganda. Ogni crisi con gli Stati Uniti è un promemoria brutale della distanza che intercorre tra le ambizioni e la realtà.