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Trump sbaglia ancora, Meloni lo infila di fioretto

Attacco del presidente Usa, politica e istituzioni al fianco della premier

di Ernesto Ferrante -


L’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, condito con la grossolana e volgare accusa all’ex alleata di aver “implorato” una foto al G7 di Evian e accompagnato dal giudizio sprezzante secondo cui la premier italiana gli avrebbe fatto “pena”, ha aperto una frattura diplomatica che supera il perimetro dell’incidente verbale. È un colpo diretto alla dignità istituzionale dell’Italia, e la risposta di Meloni, immediata e calibrata, ha assunto il tono di una difesa dell’onore nazionale più che di una replica personale.

La replica di Meloni a Trump

Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate. Sono francamente allibita. Io e l’Italia non imploriamo mai”. La scelta delle parole è apparsa chirurgica. Nessuna concessione, nessuna attenuazione, nessun tentativo di ricucire. Il presidente del Consiglio ha parato e restituito il colpo e, con un passaggio che pesa come un macigno, ha rimproverato al presidente americano di trattare con durezza gli alleati e con indulgenza i nemici dell’Occidente. Si tratta di un messaggio che segna un cambio di fase. La leader di Fratelli d’Italia non si è limitata a smentire, ma ha messo in discussione l’affidabilità del suo interlocutore, diventato un collezionista seriale di scivoloni.

La telefonata di solidarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito all’episodio un valore istituzionale inequivocabile. Non è solo la premier a essere stata colpita. È l’Italia, nella sua rappresentanza internazionale, a essere stata denigrata.

Le ragioni del nervosismo del tycoon

Dietro l’utilizzo della pseudo diplomazia della volgarità da parte del tycoon, si intravede una tensione che cova da mesi. Il rapporto tra Trump e Meloni ha iniziato a incrinarsi con la crisi in Iran. Roma ha scelto una linea di prudenza, negando l’uso della base di Sigonella per operazioni statunitensi e rifiutando di partecipare alla velleitaria spedizione navale per bloccare lo Stretto di Hormuz. Una decisione di autonomia strategica che Washington non ha gradito e che ha segnato l’inizio di un raffreddamento evidente.

I ministri fanno quadrato attorno alla premier

La reazione del governo è stata immediata e trasversale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annullato la visita al Business Forum Italia-USA, definendo le parole del capo della Casa Bianca “gravi e offensive”. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha parlato di un attacco “a tutti noi”. Il titolare della Difesa Guido Crosetto ha evidenziato la “caduta di stile” che non giova né all’Italia né agli Stati Uniti.

La posizione di Confindustria

Dal mondo produttivo, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha ribadito il sostegno delle imprese alle istituzioni italiane, bollando le parole del presidente Usa come “inopportune” e ricordando che l’industria italiana resta al fianco del governo “a prescindere dal colore politico”.

Il coro stonato delle opposizioni

Sul fronte delle opposizioni, il quadro è stato meno lineare. Giuseppe Conte ha scelto un’uscita stonata, tirando in ballo il premier spagnolo Pedro Sanchez come esempio di fermezza verso Trump. Peccato che proprio Sanchez, poche ore dopo, abbia espresso pubblicamente e privatamente solidarietà a Giorgia Meloni, smentendo di fatto la narrazione del leader M5S.

Nel Partito Democratico, è emersa la distanza di toni. Per Andrea Orlando è stato un attacco all’Italia che “non può essere lasciato passare”. Matteo Ricci, invece, ha usato l’episodio per criticare Meloni, sostenendo che la premier avrebbe scelto Trump come “faro del suo sovranismo” e che ora ne pagherebbe il prezzo. Due linee divergenti che testimoniano un partito ancora privo di una postura unitaria sulla politica estera.

Ancora più infelice è stato l’intervento di Angelo Bonelli di AVS, che ha trasformato un’offesa all’Italia in un pretesto per chiedere le dimissioni della premier. Una posizione che ha suscitato imbarazzo anche nel suo campo e che stride con la compattezza istituzionale mostrata da quasi tutte le forze politiche.

L’effetto social

Mentre la politica discute, i numeri raccontano un fenomeno inatteso. Secondo Arcadia Mood, l’account Instagram della presidente del Consiglio ha registrato 100 mila nuovi follower in 24 ore. Un’impennata che segnala una reazione identitaria, quasi patriottica, di una parte dell’opinione pubblica, che ha percepito il colpo basso di Trump come un affronto al Paese.


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