Milano, il gip sui saccheggi di piazza Duomo: “Violenza deliberata e rischio altissimo di nuove esplosioni”
Nell'ordinanza il giudice parla di “progetto di destabilizzazione dell'ordine pubblico”
Non una mobilitazione nata attorno a una precisa rivendicazione sociale, bensì un contesto segnato da devastazioni, saccheggi e violenze diffuse. È questa la lettura del gip di Milano Fabrizio Filice, che ha disposto il carcere per alcuni dei maggiorenni arrestati dopo la guerriglia urbana esplosa sabato scorso in piazza Duomo. Il giudice ha convalidato gli arresti di cinque giovani. Uno è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico perché accusato esclusivamente di resistenza pluriaggravata, mentre altri quattro resteranno detenuti nel carcere di San Vittore. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata.
Nelle motivazioni, Filice respinge l’idea di una semplice adesione passiva agli eventi. Pur riconoscendo la giovane età degli arrestati, descritti durante l’udienza come “spaesati e spaventati”, il giudice sottolinea come abbiano scelto consapevolmente di prendere parte alle violenze. “Nel momento in cui si sono trovati al centro di un’azione di cui non possono non aver apprezzato il carattere profondamente violento, devastatore e depredatorio, non vi si sono sottratti”, scrive il gip, aggiungendo che i giovani avrebbero agito “in piena concordanza con gli altri manifestanti”, spinti anche dall’euforia di entrare nei negozi e impossessarsi di merce senza pagarla.
L’allarme sulle nuove mobilitazioni
Uno dei passaggi centrali dell’ordinanza riguarda il rischio di una rapida replica delle violenze. Secondo il giudice, “il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo”. A sostegno di questa valutazione richiama sia le tensioni registrate il giorno successivo agli scontri, sia la diffusione sui social di nuove convocazioni attribuite agli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre”, sui quali sono ancora in corso accertamenti investigativi. Per il gip, il proseguimento della mobilitazione online rappresenta un elemento particolarmente preoccupante perché contribuirebbe a mantenere vivo un clima definito “violento e insurrezionale”.
Un progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico
L’analisi contenuta nel provvedimento si spinge oltre la ricostruzione dei fatti di sabato. Fabrizio Filice parla infatti di “un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico”, fondato sulla capacità di attrarre giovani partecipanti all’interno di grandi manifestazioni caratterizzate da rabbia collettiva e perdita del controllo. Il giudice sostiene che in queste situazioni molti ragazzi finiscono per trasformarsi in “attori violenti e antisociali”, in aperto contrasto con i principi democratici sanciti dalla Costituzione e con il rifiuto della violenza come strumento di confronto politico.
La pista della regia organizzativa
Resta ancora aperta la questione più delicata: capire quanto delle degenerazioni avvenute in piazza fosse stato pianificato in anticipo. “Su quanto ci fosse di programmato in tale degenerazione sin dalla convocazione via social della protesta, e su se vi fosse una regia organizzativa dietro gli eventi, sono in corso indagini”, scrive il gip. Nell’ordinanza il magistrato descrive infine gli eventi del 17 e 18 ottobre come un vero e proprio “detonatore esponenziale della violenza”, capace di amplificare comportamenti aggressivi e rendere insufficiente qualsiasi misura meno afflittiva rispetto alla custodia cautelare in carcere per gli indagati ritenuti più coinvolti nei disordini.
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