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Esteri

La scommessa finlandese sui data center. Un boom energetico che preoccupa l’Ue

Helsinki celebra l'arrivo di nuovi capitali

di Mauro Trieste -


La Finlandia torna al centro della mappa digitale europea. Google ha annunciato un esborso di almeno 13 miliardi di euro in due anni per ampliare la propria infrastruttura nel Paese, dai data center ai progetti di energia pulita. È il più grande investimento singolo del colosso americano in Europa. Un segnale che Helsinki interpreta come una consacrazione della propria leadership nella costruzione “responsabile” dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Ma dietro l’entusiasmo ufficiale si muove una questione più complessa, che riguarda la geografia estrema della Finlandia e il crescente peso energetico dei data center, già fonte di tensioni in altri Stati europei.

Le peculiarità finlandesi

Il territorio finlandese è un magnete naturale per le infrastrutture digitali. Clima gelido, che riduce i costi di raffreddamento, elettricità stabile e relativamente economica, garantita da nucleare, eolico e idroelettrico, ampie aree scarsamente popolate, dove costruire senza conflitti urbanistici. È questa combinazione che ha favorito un boom di data center, con decine di nuovi impianti già in costruzione. Dal 2009, quando Google trasformò un’ex cartiera di Hamina nel suo primo hub nordico, la presenza del colosso è cresciuta costantemente, fino al recentissimo maxi piano, che coinvolge i comuni di Hamina, Kajaani, Muhos e Vaala.

Orpo punta forte sull’infrastruttura digitale

Il governo di Petteri Orpo, alle prese con una disoccupazione record, considera questi investimenti una priorità strategica. Secondo le stime diffuse da Google, la fase di costruzione tra il 2027 e il 2028 genererà 37.000 posti di lavoro, di cui 16.000 nel settore edile, mentre l’operatività dell’infrastruttura digitale ne sosterrà circa 7.000 all’anno. L’impatto sul Pil è valutato in 3,6 miliardi di euro annui. Numeri che fanno gola a un Paese di 5,5 milioni di abitanti.

La fame energetica dei data center

Tuttavia la corsa ai data center ha un costo. La Finlandia, pur dotata di un mix energetico avanzato, non è un sistema illimitato. Le reti devono coprire distanze enormi, resistere a condizioni climatiche estreme e alimentare una domanda che cresce più rapidamente della capacità di produzione. Ogni nuovo impianto digitale richiede potenza costante, non soggetta alle stagioni ma ai flussi globali di dati. Quando la domanda supera le previsioni, Helsinki è costretta a importare energia, sottraendola ad altri mercati europei già sotto pressione.

È qui che il caso finlandese diventa un tema continentale. In Germania, Paesi Bassi e Irlanda, altri hub digitali, gli operatori segnalano da mesi oscillazioni dei prezzi all’ingrosso, difficoltà nella pianificazione degli investimenti, rallentamenti nelle forniture. L’espansione dei data center nel Nord Europa sta drenando capacità energetica che altri Stati contavano di utilizzare per la propria transizione digitale. Il rischio è che la competizione per attrarre infrastrutture dell’IA si trasformi in una gara per l’energia, con effetti distorsivi sul mercato unico.

L’Ue senza una linea chiara

Bruxelles, che spinge per accelerare la digitalizzazione, non ha ancora definito una strategia comune per gestire l’impatto energetico dei data center. Un ritardo che è il tratto distintivo dell’Unione europea su tutte le questioni importanti. La Finlandia, intanto, celebra l’arrivo di nuovi capitali, ma si avvicina a un punto critico. La scelta è tra continuare a crescere come hub globale dell’intelligenza artificiale o rallentare per evitare di destabilizzare il sistema elettrico europeo. Perché nell’Europa digitale, anche il freddo e la geografia possono diventare fattori di rischio strategico.


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