Attaccare, provocare, perdere: Vannacci, ne è valsa la pena?
Esiste un punto di non ritorno. È quello in cui, per far parlare di te, devi alzare sempre di più l’asticella. Ma stavolta la domanda è un’altra: a che pro? Perché un politico, quando fa un’azione, dovrebbe avere uno scopo: parlare al proprio elettorato, conquistare consenso, mandare un messaggio.
E allora qual è il messaggio politico che Roberto Vannacci vuole mandare quando rilancia la fotografia di una donna, una parlamentare, una sottosegretaria della Repubblica, dopo che è stata manipolata con l’intelligenza artificiale per farla apparire più svestita di quanto fosse realmente? Che cosa vuole dimostrare? Perché una cosa dovrebbe essere chiara: non è una scollatura a determinare il valore o la credibilità.
Una donna non vale di più perché è più coperta e non vale di meno perché è più scoperta. E ancora: qual è esattamente l’idea che vuoi rafforzare definendo – con strisciante sessismo – la sottosegretaria “Lady Occhiuto”? Se vuoi attaccare Forza Italia, attacca Forza Italia.
Se non condividi le posizioni di Siracusano, contesta le sue idee. Ma la tua idea qual è? Perché, a questo punto, viene quasi da chiedersi se il messaggio non sia semplicemente: “Io con le donne ho un problema”.
Del resto non è la prima volta che Vannacci mette le donne al centro delle sue provocazioni. E questa ennesima caduta di stile probabilmente ha pure nuociuto alla causa: ieri c’è stato il risultato delle suppletive di Reggio Calabria, il primo vero test per pesare Futuro Nazionale.
Che con il suo candidato ha fatto una pessima figura. Per la cronaca: il collegio è andato al centrodestra con il candidato espressione proprio di Forza Italia… Eterogenesi dei fini. Ne è valsa dunque la pena se alla fine non è arrivato neppure il risultato politico? Perché se l’obiettivo era conquistare consenso e dimostrare di avere uno spazio autonomo nel centrodestra, le urne hanno dato una risposta netta. Perché puoi essere divisivo, perfino spregiudicato: ma qui non si tratta più di provocazione, si tratta di demarcare il confine tra ciò che è dialettica politica e ciò che è solamente villano.
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