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Editoriale

Il campo largo dei paradossi: Renzi cerca Conte, Grillo lo rinnega

di Laura Tecce -


La politica italiana ha una memoria selettiva, si dimentica le guerre di ieri per preparare le alleanze di domani. E così Matteo Renzi, dalla Leopolda, tende la mano a Giuseppe Conte: “Con il M5S ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”, dice, arrivando persino a porgere il “ramoscello di pace”.

Insomma, il Kraken depone i tentacoli e si scopre colomba. Chi l’avrebbe mai detto. Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo al gennaio 2021.

Tra Renzi e Conte è guerra aperta: le dimissioni delle ministre di Italia Viva Elena Bonetti e Teresa Bellanova e del sottosegretario Ivan Scalfarotto aprono la crisi di governo; pochi giorni dopo Conte sale al Quirinale e rassegna le dimissioni. Oggi, quella frattura che sembrava insanabile, finisce nel cassetto dei ricordi.

Renzi torna a cercare il leader pentastellato, detta le sue condizioni e – già che c’è – allarga lo sguardo al centrodestra con un “Venite con noi” rivolto en passant ai riformisti di Forza Italia. Appello che viene rispedito al mittente nel giro di poche ore… E nelle stesse ore, mentre l’ex rottamatore prova a costruire ponti, Beppe Grillo torna a scavare una voragine dentro quella che fu la sua creatura, di cui oggi rivendica titolarità di nome e simbolo.

Nel giorno del diciassettesimo anniversario del M5S, il fondatore riporta il discorso alle origini, ricorda una forza politica ispirata ai valori di San Francesco e al “servizio nelle istituzioni” contrapposta all’ “arricchimento personale”. Poi arriva l’affondo sulla Sardegna e sulla cosiddetta “legge poltronificio”, la norma approvata dalla giunta Solinas nel 2021 che consentiva di moltiplicare gli incarichi fiduciari, con compensi in alcuni casi superiori a quelli di senatori e deputati: Grillo accusa il Movimento di averla contestata quando era all’opposizione e di averla poi utilizzata per nominare collaboratori e consulenti una volta arrivati al governo regionale con Alessandra Todde. E fa nomi, cognomi e cifre.

Niente di nuovo in fondo: è facile predicare la “purezza” quando si è all’opposizione; molto più difficile conservarla quando il potere bussa alla porta.

Le poltrone, si sa, hanno sempre avuto un talento particolare nel mettere alla prova i principi. Due storie e lo stesso filo rosso: da una parte Grillo denuncia la metamorfosi del Movimento; dall’altra Renzi certifica il trasformismo della politica delle alleanze, dove vecchie fratture lasciano spazio a nuove convenienze.

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