Diritti da indossare: cultura e diplomazia disegnano a Roma il futuro delle donne
Il convegno internazionale a Palazzo Valentini tesse una rete transnazionale di riscatto ed emancipazione femminile
La sala consiliare di palazzo Valentini ha ospitato un evento di portata internazionale con il convegno intitolato: “Diritti da indossare” organizzato dall’associazione Il Tempo delle Donne che ha come presidente Rita Valenzuela, curatrice dell’evento.
Il prestigioso congresso internazionale ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana in Italia e di Roma Capitale.
L’incontro ha rappresentato un’importante opportunità di confronto e condivisione che ha visto alternarsi le voci di numerose donne attive nella società civile: professioniste, artiste, imprenditrici, madri e rappresentanti istituzionali provenienti da ogni parte del mondo. Le donne presenti in sala hanno voluto far sentire la propria voce per formulare proposte e richieste, cercare soluzioni e collaborare, raccontare storie passate e presenti. Si è trattato di un discorso collettivo di tipo interculturale e interdisciplinare.
Lungi dall’essere una semplice successione di relazioni individuali, il congresso si è configurato come un’agorà corale di tipo transnazionale dove ogni intervento è diventato il tassello di un unico grande manifesto per l’emancipazione.
Sotto la regia della presidente Rita Valenzuela, le relatrici non hanno parlato solo alle donne, ma hanno dato vita a un dialogo sinergico capace di abbattere i confini geografici e professionali.
Tra abiti e tradizione
Questa maratona di discorsi è stata introdotta dalle parole della poetessa e cantautrice venezuelana Gisela Josefina López che ha paragonato gli abiti a tele di memoria, tessuti di dignità e appartenenza. Le tradizioni culturali sono state dipinte come ponti tra passato e futuro.
Il console onorario della Namibia a Roma, Valeria Tienghi, ha rappresentato le donne africane come donne che stanno facendo grandi passi avanti nell’emancipazione femminile, capaci di rispettare le proprie radici ma con una grossa spinta verso la modernità.
Da sempre custode della stabilità familiare e sociale, la figura femminile trova nella propria resilienza non un’opzione, ma una risorsa vitale indispensabile per sopravvivere alle avversità e guidare il cambiamento. La Namibia, per esempio, ha raggiunto una delle percentuali più alte al mondo di presenze rose all’interno del Parlamento, nella magistratura e nel settore imprenditoriale.
La dr.ssa Gemma Vecchio, presidente di Casa Africa, ha ricordato le parole di Eleanor Roosevelt la quale affermava che i diritti iniziano nei piccoli luoghi, vicino casa. Ed è proprio così: se una donna trova il coraggio di parlare, le altre la seguono.
Il Presidente dell’Associazione dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Carla Menichini, ha evidenziato l’importanza dei recenti progressi normativi introdotti dalla Legge n. 168 del 2023 nel contrasto alla violenza di genere, chiedendo tuttavia una valutazione del rischio tempestiva e tracciabile per ogni segnalazione. L’obiettivo centrale resta quello di pretendere che nessun allarme venga trattato con superficialità, garantendo ascolto reale e protezione immediata.
Il messaggio del meeting
Il meeting ha lanciato un appello per l’uniformità delle tutele sul territorio: la sicurezza di una donna non può dipendere dal luogo dove dimora o dalla fortuna di trovare un operatore preparato. Servono formazione omogenea e specializzazione. Le istituzioni hanno il dovere di tradurre subito la paura in una valutazione professionale del rischio per proteggere la vittima, come ha ricordato l’educatrice lonelia Cosmina Dragomirescu.
Il convegno ha ribadito inoltre che l’autonomia economica è lo scudo principale contro la violenza. Una donna senza un lavoro regolare è più esposta a ricatti e ha meno forza per lasciare una relazione pericolosa.
Attraverso il suo monologo intitolato “IO, ARTEMISIA”, l’attrice Brunella Caronti ha fatto rivivere nella sala consiliare la straordinaria figura storica della pittrice Artemisia Gentileschi. La sua recitazione ha saputo tradurre in modo potente e commovente la rabbia, il trauma della violenza subita, ma soprattutto l’incredibile forza di reazione, la dignità e il riscatto artistico di una delle più grandi donne del Rinascimento, diventando uno dei momenti più intensi della manifestazione.
L’obiettivo della conferenza
Durante l’incontro tenutosi a Palazzo Valentini, la memoria di Artemisia Gentileschi si è intrecciata con quella di un’altra straordinaria figura del passato, rievocata nell’intervento dell’avvocato Cinzia Rolli: Giustina Rocca. Vissuta a Trani a cavallo tra il XV e il XVI secolo, Giustina è storicamente considerata la prima donna avvocato del mondo.
Ella fu artefice di un celebre lodo arbitrale in lingua volgare anziché in latino, facendosi capire da tutti gli uditori. Chiese inoltre di essere regolarmente pagata.
Come ha ricordato alla fine dell’evento l’organizzatrice Rita Venezuela, l’obiettivo della conferenza è teoricamente semplice ma non scontato: trasformare l’ascolto in responsabilità, la responsabilità in azione, l’azione in libertà. I diritti si riconoscono, si proteggono, si indossano.
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