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Economia

Milei incassa 340 milioni dalla privatizzazione dell’acqua di Buenos Aires

Via libera alla privatizzazione, un consorzio a guida olandese acquisisce la statale Aysa. Il piano di investimenti da 15 miliardi di dollari fino al 2056

di Pietro Pertosa -


Tutta acqua al (suo) mulino: con la privatizzazione dell’acqua potabile a Buenos Aires, il governo di Javier Milei incasserà 340 milioni di dollari. Oggi sono state aperte le buste e l’asta, molto tosta, sulla concessione idrica, di durata trentennale, per la capitale argentina è andata a un consorzio parte europeo e parte sudamericano. Si tratta di tre società, il fondo di investimenti olandese Phx Acqua (che detiene il 55% delle quote) che, insieme agli argentini di Rowing (20%) e ai brasiliani di Arcos (15 per cento), che hanno ottenuto l’ok alla loro offerta sull’azienda Aysa, fino a oggi partecipata statale. Infine c’è una quota del dieci percento che rimane a Transclor, azienda argentina specializzata nelle forniture di cloro.

Milei non fa acqua: arrivano 340 milioni di dollari

La privatizzazione del servizio dell’acqua potabile è stata fortemente voluta dal presidente argentino Javier Milei. Che, da quando si è insediato, ha dato il via a una serrata campagna di privatizzazioni e sburocratizzazione del Paese sudamericano. Non senza (un vero e proprio mare di) polemiche. L’offerta che l’ha spuntata è pari a 340 milioni di dollari ma gli impegni che il consorzio si è assunto sono, economicamente e dal punto di vista delle infrastrutture, ben più rilevanti. Con scadenze precise e obiettivi temporali ben definiti.

Investimenti da 15 miliardi per trent’anni

Per continuare a gestire la concessione sull’acqua di Buenos Aires, la nuova proprietà (privata) di Aysa si è impegnata a portare avanti un ambizioso piano infrastrutturale. Il piano di investimenti, in infrastrutture, consta di due step temporali. Il primo “scade” nel 2031. Entro quella data, quindi da qui fino ai prossimi cinque anni, dovranno essere investiti 1,94 miliardi di dollari. Il valore del piano, però, aumenta fino alla somma di 15 miliardi di dollari. A tanto, infatti, ammontano gli investimenti “imposti” per l’intera durata della concessione che resterà in vigore fino al 2056.

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