L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

Sicilia, scoppia un altro caso: “Caruso si dimetta subito”

Senza pace la giunta di Schifani: il dem Barbagallo chiede che l'assessore regionale alla Salute lasci l'incarico dopo la sua escussione nell'inchiesta su Armao

di Angelo Vitale -


Non c’è pace per la giunta regionale siciliana: la questione morale è ormai inquilina fissa di Palazzo d’Orleans, trasformando la gestione del governatore Renato Schifani in una sequenza ininterrotta di insidie e imbarazzi politici.

Il caso Caruso

In un quadro già segnato dalle inchieste su nomine fiduciarie, appalti dei rifiuti, scandali e ombre sui consorzi, l’ultimo capitolo riapre con prepotenza il fronte della sanità pubblica.

L’ultimo capitolo: le ombre sull’assessorato alla Salute

Al centro dell’ultimo episodio c’è l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso. Ascoltato dalla Procura di Palermo come persona informata sui fatti nell’ambito dell’indagine per corruzione che vede coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao, Caruso si trova ora al centro di una tempesta politica.

L’inchiesta della magistratura palermitana mira a chiarire i presunti tentativi di condizionamento e rallentamento del decreto regionale di ampliamento della rete delle cure palliative, formulati per favorire la società privata Samo.

Sebbene Caruso abbia dichiarato agli inquirenti di non aver dato alcun seguito a tali sollecitazioni, ricostruzioni e polemiche avanzano l’ipotesi che l’assessore possa aver fornito dichiarazioni non veritiere ai magistrati durante il suo interrogatorio.

“Il cerchio tragico” e l’affondo di Barbagallo

La reazione politica è stata immediata e durissima, guidata dal segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo. Barbagallo pretende le dimissioni con effetto immediato dell’assessore alla Salute. E posiziona Caruso direttamente all’interno di quello che ha definito il «cerchio tragico» di Renato Schifani. Il suo posto, accanto a figure come Totò Cuffaro, Salvatore Iacolino e Gaetano Armao, ricordando come Caruso sia stato in passato il segretario particolare dello stesso governatore.

«Un fatto che si commenta da sé e su cui non si può fare finta di nulla, l’arte in cui invece Schifani è maestro», la stoccata di Barbagallo. La denuncia diquella che ritiene un’ormai sistematica fuga dalle responsabilità politiche da parte del presidente della Regione.

Le opposizioni in piazza: “Ora basta”

L’episodio Caruso rappresenta l’ennesima goccia in un vaso ormai colmo per le forze d’opposizione. L’intero fronte progressista e civico — che riunisce Pd, Movimento 5 Stelle, Controcorrente, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, +Europa e altre sigle — ha lanciato una grande mobilitazione unitaria d’aula e di piazza.

L’appuntamento è fissato per martedì 13 ottobre davanti a Palazzo d’Orleans, in piazza Indipendenza a Palermo, per chiedere formalmente le dimissioni dello stesso Schifani.

Nel mirino dei promotori, l’incapacità dell’esecutivo di garantire la trasparenza e l’efficienza delle istituzioni. L’elenco di una serie di corto circuiti è ampio. Spazia dall’arresto del direttore della Motorizzazione di Palermo Angelo Pizzuto alle polemiche sulle assunzioni nella partecipata Sas gestita da Mauro Pantò. Fino alle indagini sul Fondo pensioni e alla gestione della rete autostradale A18 e A20 guidata dal Cas di Filippo Nasca, mentre i cittadini subiscono il costante allungamento delle liste d’attesa negli ospedali.

La difesa del Palazzo: il ddl anti-lobby

Di fronte al pressing travolgente, la risposta del governo Schifani si affida a contromosse che l’opposizione giudica tardive e difensive.

La giunta regionale ha approvato un disegno di legge sulla trasparenza dei rapporti con i portatori di interesse e le lobby. Prevede registri pubblici e l’obbligo di tracciare agende e incontri informali.

Contestualmente, Schifani ribadisce la smentita dell’ipotesi di passi indietro, rivendicando l’intenzione di rimanere al suo posto e ricandidarsi.

Una linea difensiva liquidata da Barbagallo come un tentativo infruttuoso di coprire le crepe della giunta, senza affrontare il nodo primario. Indispensabili per lui l’ispezione immediata sulle istruttorie passate e il commissariamento dei settori travolti dalle inchieste.

Leggi tutte le news su Schifani


Torna alle notizie in home