A 10 anni dalla violenta scossa che ha colpito in centro Italia, dai ricordi della devastazione alle aule di tribunale
Il business sulle macerie, così la criminalità organizzata si è presa la ricostruzione post-terremoto
@ANSAfoto
Il 30 ottobre di 10 anni fa la terra tremava con una violenza devastante nell’Appennino centrale. La spaventosa scossa di magnitudo 6.5 devastava interi centri urbani tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Norcia vedeva crollare i suoi monumenti, simbolo in una tragedia rimasta impressa nella memoria collettiva. A distanza di un decennio da quel drammatico sciame sismico, l’attenzione pubblica si sposta drammaticamente dai ricordi della devastazione alle aule di giustizia. Una imponente operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona ha infatti spalancato le porte su un quadro sconcertante.
Un sistema criminale radicato nel territorio
Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno svelato un meccanismo perfettamente oliato. Il sistema consentiva alla criminalità organizzata di inserirsi capillarmente nella gestione dei cantieri. Gli inquirenti hanno documentato contatti diretti tra cosche calabresi e fazioni campane per accaparrarsi commesse pubbliche e private. Questo fitto reticolo di società fittizie riusciva a raggirare sistematicamente i controlli antimafia territoriali. L’utilizzo di prestanome e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti garantivano la pulizia di enormi flussi finanziari. Il denaro pubblico destinato alle comunità colpite finiva così direttamente nelle casse delle associazioni mafiose.
I numeri di uno scandalo da milioni di euro
I dettagli dell’operazione descrivono un vero e proprio business economico perpetrato ai danni dello Stato. Le forze dell’ordine hanno eseguito otto misure cautelari in carcere durante i blitz sul territorio. Il registro degli indagati conta complessivamente oltre cinquanta persone tra imprenditori e intermediari. Il provvedimento giudiziario ha fissato un imponente sequestro preventivo per oltre 57 milioni di euro. L’ammontare complessivo dei contratti finiti sotto i riflettori degli inquirenti supera abbondantemente i centocinquanta milioni.
Il ruolo decisivo dei colletti bianchi
L’aspetto più inquietante riguarda la rete di complicità intessuta nei palazzi del potere locale. L’inchiesta ha travolto anche figure istituzionali di primo piano. Questi personaggi garantivano un canale privilegiato per l’assegnazione pilotata degli appalti più redditizi. Le contestazioni formali spaziano dalla corruzione alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Vengono contestati anche reati tributari e bancarotta fraudolenta, tutti con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Questa combinazione tra mafia e pubblica amministrazione ha rallentato gravemente la rinascita di un territorio ferito.
LEGGI TUTTE LE NEWS DI CRONACA
Torna alle notizie in home