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Tecnologia

L’Illusione del Tutto «Smart»

Dalla solitudine degli anziani al labirinto di quarantenni e cinquantenni: i nodi invisibili della burocrazia digitale

di Anna Tortora -


La digitalizzazione è davvero per tutti? Dai 40enni ai nativi digitali, fino agli anziani esclusi: perché gestire la tecnologia non è da ingegneri

Viviamo in un’epoca dominata da un dogma apparentemente indiscutibile: la digitalizzazione è sinonimo di progresso, efficienza e modernità. Ogni servizio, pubblico o privato, tende a smaterializzarsi per trasferirsi all’interno di un’applicazione o dietro lo schermo di un computer. Tuttavia, questa transizione forzata sta facendo emergere una realtà ben più complessa e spietata, in cui l’innovazione tecnologica rischia di trasformarsi in una barriera architettonica invisibile ma insormontabile.
«Obbligare un ottantenne a usare un computer, perché ormai tutto è un’app, anche solo per far valere i propri diritti, significa lasciarlo solo. Costringerlo a sperare in un figlio o un nipote che spesso non ha. Questa non è modernità: è ESCLUSIONE!»
Questa denuncia, forte e immediata, mette a nudo la prima grande frattura del nostro tempo: il digital divide generazionale. Quando l’accesso digitale diventa l’unico canale disponibile per prenotare una visita medica, consultare la propria pensione o semplicemente pagare una bolletta, i diritti fondamentali smettono di essere universali. Si trasformano, di fatto, in privilegi riservati a chi possiede gli strumenti e le competenze per navigare la rete.
Il dramma si consuma nel silenzio della solitudine domestica. La retorica della dematerializzazione presuppone l’esistenza di una rete familiare sempre presente e disposta ad aiutare. Ma i dati demografici ci ricordano che molti anziani vivono soli, privi di figli o nipoti a cui potersi affidare. L’obbligo digitale priva queste persone della propria autonomia, costringendole a una dipendenza psicologicamente umiliante anche solo per l’ordinaria amministrazione della propria vita.

La generazione di mezzo: quarantenni e cinquantenni nel limbo

Se il problema degli anziani è evidente, c’è una vasta platea silenziosa che vive un disagio altrettanto profondo: quella dei quarantenni e cinquantenni. Spesso considerati “tecnologicamente abili” per default solo perché in piena età lavorativa, si trovano in realtà schiacciati in un limbo frustrante.
Mica sono tutti ingegneri informatici? Questa generazione usa lo smartphone quotidianamente per comunicare, lavorare e informarsi, ma non ha necessariamente le competenze strutturali per risolvere i continui rompicapi imposti dai software moderni. Si pretende che un cinquantenne domini lo SPID, l’F24 precompilato, la firma digitale, i portali della pubblica amministrazione e i continui aggiornamenti dei sistemi bancari senza che nessuno glielo abbia mai insegnato.
Per loro, ogni intoppo digitale si trasforma in ansia: la paura di sbagliare un pagamento importante, di perdere l’accesso al proprio conto corrente o di non riuscire a scaricare un documento fondamentale per il lavoro. Non si tratta di analfabetismo digitale, ma di utenti normali costretti a rincorrere sistemi progettati da tecnici per altri tecnici.

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Il mito dei nativi digitali: se non è smart nemmeno per i giovani

Dall’altro lato dello spettro, si tende a pensare che il problema svanirà con i giovani. Si tratta di un grave errore di valutazione. Esiste una profonda differenza tra l’essere consumatori di contenuti digitali e il possedere reali competenze informatiche.
Prendiamo l’esempio del trasferimento dei dati tra smartphone, un’operazione che sulla carta richiede “un solo clic” ma che spesso si rivela un labirinto frustrante:
Conflitto tra ecosistemi: Il passaggio da Android a iOS (e viceversa) non è mai lineare. Le app di trasferimento si bloccano, i file si disperdono e lo spostamento delle chat di WhatsApp richiede procedure lunghe e complesse.
Trappola della sicurezza: Le app bancarie e l’autenticazione a due fattori (2FA) impongono passaggi rigidi. Disattivare il vecchio telefono prima di aver configurato il nuovo significa rischiare il blocco totale degli account.
Frammentazione dei cloud: Senza una gestione ordinata, i backup si disperdono tra cloud differenti e memorie interne, trasformando il recupero dei dati in un puzzle caotico.

La semplificazione che nasconde la complessità

La tecnologia contemporanea è progettata per nascondere la sua complessità strutturale dietro interfacce grafiche estremamente intuitive e semplificate. Questa “magia” apparente funziona finché tutto procede senza intoppi. Non appena il sistema fallisce, l’utente medio ( indipendentemente dall’età) si ritrova del tutto impotente.
Mentre i giovani sanno muoversi con agilità tra i menu dei social o le piattaforme di streaming (pur ignorando come funzioni la sicurezza o la crittografia), i 40-50enni subiscono lo stress di dover gestire l’infrastruttura digitale della propria vita e della propria famiglia senza avere una rete di salvataggio.

Verso un’innovazione inclusiva

La vera modernità non si misura dalla quantità di servizi che riusciamo a digitalizzare, ma dalla nostra capacità di non lasciare nessuno indietro. Per evitare che la tecnologia diventi uno strumento di segregazione sociale, è fondamentale affiancare all’evoluzione digitale il mantenimento di canali fisici e assistiti, garantendo punti di facilitazione sul territorio. Il progresso è reale solo se è a misura d’uomo, non a misura di ingegnere.


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