Il “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe non è un insieme di enunciazioni, ma un manuale strategico. Un prontuario da usare quando serve. Con l’operazione a Caracas il tycoon ha chiarito a tutti il suo concetto di sfere di influenza, mascherato da questioni di sicurezza nazionale, in base al quale le grandi potenze decidono le sorti di territori “utili” senza alcun mandato internazionale, con un ritorno alla legge del più forte e alla vecchia logica del “cortile di casa”.
La sicurezza nazionale Usa fino a dove si estende?
Il nuovo documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, probabilmente, è stato valutato con troppa superficialità da tanti leader occidentali, in primis quelli europei, come dimostra l’ipocrita stupore generale per le uscite trumpiane sulla Groenlandia. L’inconsistenza delle istituzioni multilaterali, Onu in testa, e l’impalpabilità dell’Unione europea, offrono delle sponde molto favorevoli al capo della Casa Bianca, brutale quanto fulmineo nel passare dalle parole ai fatti. Il prossimo obiettivo si chiama Nuuk.
La prova di forza di Trump in Venezuela
I bombardamenti sulla capitale venezuelana e il sequestro forzato del presidente Nicolas Maduro, condotto negli Usa per essere processato, hanno poco o nulla a che vedere con la democrazia, la sicurezza o la lotta al narcotraffico. A dettarli sono stati degli interessi specifici degli Usa. I distinguo dei sovranisti all’acqua atlantica e della “gauche caviar” relativamente ad “aspetti” secondari della vicenda, sono “teatro” o poco più. Trump è essenziale nelle sue mosse e molto chiaro nei suoi obiettivi. Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere del mondo ed è una chiave tattica nel confronto globale con Russia e Cina. Oggi il Mar dei Caraibi, domani l’Artico.
Il doppio standard
I principi della sovranità, dell’autodeterminazione, dell’aggressore e dell’aggredito, non solo sono negoziabili, ma hanno una validità geografica. E si applicano in maniera selettiva. La questione principale non è difendere un governo o un leader, ma rispettare un presupposto fondamentale: nessuno Stato può imporre un cambio di regime o controllarne le risorse. Se cade questo paletto, il tanto invocato diritto internazionale vale meno della carta straccia.
L’Ue non può più sbagliare
“Permettetemi di essere chiaro: la Groenlandia appartiene al suo popolo. Nulla può essere deciso sulla Danimarca e sulla Groenlandia senza la Danimarca o senza la Groenlandia”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel suo intervento alla cerimonia di avvio della presidenza cipriota del Consiglio a Nicosia. Sia Copenaghen che Nuuk hanno “il pieno e solido sostegno e la solidarietà dell’Ue”, ha aggiunto Costa. Frasi di circostanza che non significano nulla sul piano concreto. Per l’Ue è un’ultima chiamata. Bruxelles dovrebbe proteggere il territorio della Groenlandia con una base militare comune e varare una strategia unitaria su materie rare ed energia.
Marco Rubio sarà la prossima settimana in Danimarca per un incontro con i leader danesi. Ad annunciarlo è stato lo stesso segretario americano, dopo che da Copenaghen e dal territorio autonomo danese erano arrivate richieste di un colloquio. Parlando con i giornalisti al Congresso, Rubio ha poi ribadito le dichiarazioni trumpiane. “Se il presidente identifica una minaccia alla sicurezza nazionale – ha precisato il capo della diplomazia di Washington – ha l’opzione di affrontarla attraverso mezzi militari”.
L’opzione militare di Donald Trump in Groenlandia
L’acquisizione forzosa potrebbe essere ottenuta senza troppe difficoltà, vista e considerata la ristretta capacità groenlandese di far fronte a una minaccia di questo tipo. Washington può contare già su circa 600 militari dispiegati in Groenlandia nella base di Pituffik e a supporto delle missioni di ricerca, mentre Nuuk non dispone di un esercito territoriale e il Comando Congiunto Artico danese, residente nella capitale, “include risorse militari scarse e obsolete, limitate in gran parte a quattro navi di ispezione e della marina, una pattuglia su slitta trainata da cani, diversi elicotteri e un aereo da pattugliamento marittimo”.
Se Donald Trump dovesse mobilitare truppe sul terreno o inviare forze speciali, gli Usa potrebbero prendere il controllo del territorio ambito in mezz’ora o meno, secondo molti analisti militari.