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di Redazione -


di STEFANO BATTISTELLI
Il prossimo 4 gennaio riparte ufficialmente il campionato di Serie A, dopo 64 avvincenti partite di un Mondiale, altrettanto emozionante, ma soprattutto il primo in terra araba nella storia della FIFA. Una manifestazione che ha visto, la vittoria dell’Albiceleste di Leo Messi, a distanza di 36 anni dall’ultimo titolo iridato. Il Qatar, nonostante le tante polemiche sul terreno della violazione dei diritti umani (a partire dalle rigide norme anti-LGBT+) ne esce comunque rafforzato in termini di immagine internazionale, soprattutto sul piano economico. Gli otto stadi, sedi delle gare ufficiali, rimarranno nell’immaginario collettivo del grande pubblico, sia a livello di design, sia per la modernità dei servizi offerti agli oltre 900mila fan-visitatori presenti durante la Coppa del Mondo. Un modello di riferimento, a livello internazionale, anche per quegli Stati, che, nel futuro, vorranno progettare, e poi costruire, nuove “smart arene”.
Tutto ciò è avvenuto, o è stato messo in campo (ad esempio in ambito infrastrutturale), grazie alla straordinaria forza economica del Qatar, che, già da alcuni anni, con i suoi fondi sovrani internazionali, sta facendo shopping in diversi settori strategici, come i marchi del lusso, il real estate o lo stesso calcio (è il caso dell’operazione Paris Saint-Germain, oggi tra i più importanti club del football). Sempre il Qatar ospiterà la Coppa d’Asia nel 2023 (dal 16 giugno al 16 luglio), ma è solo uno dei tanti eventi sportivi che il ricco Stato del Golfo intende organizzare per utilizzare lo sport come un vero e proprio “soft power” in termini di mediaticità e di posizionamento d’immagine sui mercati internazionali. Modello, tra l’altro, utilizzato anche dalla “rivale” Arabia Saudita, entrata con il fondo sovrano PIF (l’acronimo sta per Public investment fund) nella proprietà del Newcastle United (storico club inglese di Premier league) o nell’organizzazione/gestione di finali di competizioni calcistiche (la Serie A è stata la prima ad averci creduto con il prodotto “Supercoppa italiana”).
Proprio sul tavolo della Lega, non più tardi dello scorso mese di settembre, è arrivata un’offerta di 23 milioni a stagione per organizzare, in terra saudita, nuove finali fino alla stagione 2028/29. Un valore praticamente triplo rispetto a quello del contratto attuale (circa 8 milioni di euro).
La più importante lega calcio professionistica tricolore, in queste settimane, è al lavoro su diversi temi e progetti di sviluppo. Nell’ultima assemblea del 2022, ad esempio, è arrivato il via libera della Lega Serie A al documento con le riforme proposte per rilanciarsi sul mercato, con al primo posto le “nuove infrastrutture” e “una maggiore sostenibilità economico-finanziaria”.
“In totale dieci temi” ha spiegato il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini – “che contengono diversi pacchetti di proposte e iniziative: dall’ordinamento dei campionati ai sistemi di mutualità economica, passando per nuovi modelli di governance, valorizzazione dei giovani, seconde squadre, calcio femminile e diritti tv”.
Soprattutto sul tema dell’impiantistica sportiva non si può più attendere, anche perché l’età media di queste strutture ha superato i 64 anni e non possono essere più viste come luoghi ideali per accogliere i tifosi (vecchi e nuovi). Si avverte sicuramente un grande desiderio di cambiamento, alla luce tra l’altro di un intero biennio di stop dovuto all’ inaspettata emergenza sanitaria da Covid-19.
‘Il calcio italiano ha sofferto, in modo drammatico, la pandemia. Ora è in una fase di faticosa ripresa. Quello che percepisco – ha sottolineato di recente lo stesso Casini – è la consapevolezza che sia giunto il momento di attuare una serie di riforme. Anche se l’idea di un’eventuale riduzione delle 20 squadre partecipanti al campionato di Serie A non è in questo momento una priorità”.
Certamente, dopo l’inizio dell’anno, la tematica calda delle riforme tornerà sul tavolo delle diverse componenti per una riflessione più approfondita, oltre che nel segno della sostenibilità.


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