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Esteri

Panda e mummie. Xi e Trump riscrivono la scena globale mentre l’Ue resta a guardare

Cina e Stati Uniti vogliono evitare che la competizione degeneri in caos

di Ernesto Ferrante -


La stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping, ieri sul tappeto rosso della Casa Bianca, è stata il gesto più eloquente di una giornata carica di messaggi. Terzo incontro in meno di un anno, primo nella residenza presidenziale. Un rituale pensato per mostrare che le due superpotenze hanno deciso di parlarsi da pari a pari, lontano dalla retorica inconcludente che paralizza Bruxelles.

La linea comunicativa del presidente cinese

Il presidente cinese ha scelto un registro chirurgico, quasi scolpito nella tradizione della diplomazia dei panda. Toni morbidi, contenuti durissimi. Ha parlato di “coesistenza pacifica”, “cooperazione sincera”, “responsabilità storica” condivisa. Ha ricordato che Cina e Stati Uniti sono “nazioni leader nell’intelligenza artificiale” e che il loro compito è garantirne uno sviluppo “per il bene” e “sotto il controllo dell’uomo”. Parole che, nella grammatica strategica di Pechino, significano affari, tecnologia, potere. E soprattutto la volontà di evitare che la competizione degeneri in caos.

Gli obiettivi del capo della Casa Bianca

Il leader statunitense ha risposto con un entusiasmo misurato, definendo quella con Xi “un’amicizia davvero grande”, evocando gli anni del suo primo mandato e rivendicando “enormi passi avanti” nei dossier bilaterali. Ha insistito sulla “relazione commerciale più bilanciata”, citando la commissione per il Commercio creata dopo la sua visita nella capitale del gigante asiatico di maggio, e promettendo nuovo accesso al mercato per agricoltori e allevatori americani. È il pragmatismo trumpiano. Nessuna concessione ideologica, solo la ricerca di un equilibrio che produca vantaggi concreti.

La concretezza di Cina e Usa e l’impalpabilità dell’Europa

Xi, dal canto suo, ha ribadito che la cooperazione “non può risolvere tutti i problemi del mondo”, ma che “molti sarebbero difficili da risolvere senza” un’intesa tra Washington e Pechino. Ha ringraziato il padrone di casa per l’ospitalità, ha definito Stati Uniti e Cina “grandi Paesi” con “interessi collegati” e ha annunciato l’arrivo di due panda giganti allo Zoo di Atlanta, “simbolo di amicizia”. Un gesto di “soft power” che accompagna la strategia più ampia.

L’Europa osserva. E come spesso accade, si limita a dichiarazioni di principio. Mentre Xi e Trump discutono di IA, commercio, sicurezza e catene del valore, Bruxelles resta intrappolata nella retorica dei “valori”, incapace di esercitare la minima influenza. Le due superpotenze trattano, costruiscono meccanismi, aprono dossier. L’Ue commenta. A distanza.


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