La nuova ondata di allarmi su presunti attacchi russi con droni contro Francia, Spagna e Italia arriva da El Mundo, che descrive un Cremlino pronto a spostare la sua “guerra ibrida” dal Nord Europa al Mediterraneo. Una ricostruzione che ricalca, quasi parola per parola la narrativa dei Paesi baltici, con scenari apocalittici, minacce imminenti e droni nascosti in container pronti a colpire. Una propaganda che negli ultimi anni ha trovato terreno fertile in Occidente, trasformando ogni indiscrezione in un titolo da emergenza continentale.
Un alert privo di riscontri
Eppure, al di là del rumore mediatico, il presunto alert non è arrivato a Roma. Fonti qualificate confermano che nessun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare, ha ricevuto comunicazioni dagli Stati Uniti o da altri partner Nato. L’Italia, semplicemente, non è stata informata di alcun presunto piano russo di attacco.
La risposta del ministro della Difesa Guido Crosetto è stata immediata e secca, quasi irritata. In un clima già “difficile e nervoso”, ha scritto su X, diffondere ipotesi prive di fondamento significa aggiungere benzina sul fuoco. Una presa di posizione che rompe la spirale del clima di assedio e richiama alla responsabilità. Non tutto ciò che viene rilanciato dai media è informazione, e non tutto ciò che proviene dai Baltici è analisi, anche se accompagnato da descrizioni e dimensioni del drone Gerbera che potrebbe essere utilizzato. Dettagli che servono più a costruire un immaginario di minaccia che a dimostrare un piano reale.
Il balletto di Rutte
Ma la narrazione bellicista non riguarda solo i Baltici. Anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha contribuito a diffondere tensione con le sue consuete esternazioni anti-russe. “Putin è sul punto di andare nel panico”, ha assicurato. Parole che sembrano studiate per alimentare la percezione di un Cremlino imprevedibile e pronto a far danni. Anche se, subito dopo, lo stesso Rutte è stato costretto a frenare: “Sono d’accordo con l’intelligence danese: un attacco alla Nato è altamente improbabile”. Una retromarcia che rivela la distanza tra propaganda e realtà.
Le truppe russe avanzano al fronte
I fatti dicono altro. La Russia non sta preparando un attacco alla Nato, ma continua ad avanzare sul terreno ucraino. Il Ministero della Difesa di Mosca ha annunciato la presa di nuovi centri abitati a Kharkiv, nel Donetsk e nell’oblast di Zaporizhzhia. Buzovo, Khizhnyakovo, Dobropolye Maloe e Svetlaya Dolina. Piccoli villaggi, certo, ma tasselli di un’offensiva che procede e che amplia l’accerchiamento in più settori. Mentre in Europa si discute di droni fantasma, la guerra reale continua a ridisegnare la mappa del fronte.
Le linee rosse di Mosca
Sul piano politico, il Cremlino ha ribadito ancora una volta la sua posizione. Sì alla ricerca di una soluzione, no a un cessate il fuoco temporaneo. Dmitry Peskov ha risposto alle aperture ucraine ricordando che Mosca vuole “una pace, non una pausa”, e che non sospenderà l’operazione militare durante eventuali negoziati. Lavrov, all’Onu, è stato ancora più esplicito. Una tregua servirebbe solo a permettere all’Europa di riempire gli arsenali ucraini “svuotati”.
Intanto, la decisione della Ue di trasferire a Kiev otto miliardi di euro derivanti dagli asset russi congelati viene definita da Mosca “un furto”. Peskov l’ha etichettata come azione “illegale”, un precedente che potrebbe pesare nei futuri rapporti tra Bruxelles e la presidenza russa.
La possibile partecipazione di Putin al G20
Sul versante diplomatico, invece, è arrivato il ringraziamento di Mosca a Donald Trump per l’invito rivolto a Vladimir Putin a partecipare al G20 di dicembre. “Accogliamo con gratitudine questo gentile invito”, ha dichiarato Peskov, precisando che la decisione sarà valutata con attenzione. La Commissione Europea, pur ribadendo la condanna dell’invasione, ha riconosciuto che la Russia è membro del G20 e che il forum resta cruciale.
È un quadro complesso, in cui la versione dei cantastorie occidentali con l’elmetto corre più veloce dei fatti. La distanza tra ciò che accade e ciò che viene raccontato è ormai evidente. E il rischio è che l’Europa, inseguendo fantasmi, perda di vista la realtà di una guerra che continua, con danni seri, una diplomazia che fatica a muoversi e una propaganda che non conosce tregua.