Le accuse rivolte all’Iran per la minaccia di bomba segnalata domenica nei pressi della base RAF di Fairford, nodo strategico anche per le operazioni statunitensi, si sono rivelate, finora, prive di riscontri. Eppure, nel Regno Unito hanno già prodotto il loro effetto, con un’impennata della tensione internazionale e un cortocircuito politico interno che mette a nudo fragilità, improvvisazioni e una gestione della sicurezza che molti giudicano quantomeno opaca.
Qualcosa non ha funzionato
La miccia è stata accesa da una voce inattesa, quella di una contadina del Dorset, la donna che ha chiamato la polizia dopo aver notato “un folto gruppo di uomini incappucciati e mascherati” vicino al bosco che costeggia la base. La sua testimonianza, rilanciata dalla BBC, ha trasformato un episodio ancora tutto da chiarire in un caso nazionale. “Sono sbalordita che sia toccato a me notare e segnalare l’accaduto”, ha dichiarato, denunciando la “negligenza” delle autorità e il fatto che tre furgoni sospetti fossero parcheggiati a pochi metri dalle abitazioni dei residenti. Parole che hanno scatenato un’ondata di polemiche. C’è chi parla di “falla nella sicurezza” e chi accusa il governo di aver lasciato scoperto il territorio civile mentre concentrava ogni risorsa sulla protezione della base militare. Il primo ministro Andy Burnham ha presieduto nelle scorse ore una riunione d’emergenza del Cobra.
La difesa d’ufficio del ministro Streeting
Il ministro della Difesa, Wes Streeting, ha provato a spegnere l’incendio, liquidando le affermazioni della donna come “una visione parziale” e invitando alla prudenza. Ma la sua difesa non ha fatto altro che alimentare il sospetto che le forze dell’ordine siano intervenute quando i sospetti erano ormai a ridosso delle recinzioni della base. Streeting non ha accusato apertamente Teheran, ma ha ricordato che “è di dominio pubblico la volontà del regime iraniano di danneggiare i nostri interessi”. Una frase che, priva di elementi concreti, ha contribuito a consolidare una narrativa di ostilità che precede i fatti e li sovrasta.
La replica iraniana al teorema britannico
Teheran, dal canto suo, ha reagito con durezza. L’ambasciata iraniana a Londra ha “smentito categoricamente e condannato con forza” ogni ipotesi di coinvolgimento, definendo “infondate e malevole” le speculazioni diffuse da alcuni media e politici britannici. Ha denunciato “narrazioni fabbricate ad arte” che servirebbero solo ad alimentare “propaganda iranofoba” nel Regno Unito, riservandosi “adeguate misure legali” per tutelare gli interessi del Paese.
Khamenei avverte gli Stati Uniti
La smentita è stata accompagnata da un messaggio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che ha trasformato la vicenda in un capitolo della più ampia contesa strategica con Stati Uniti e Israele. Khamenei ha rivendicato la capacità della Repubblica islamica dell’Iran di difendere lo Stretto di Hormuz e ha avvertito che “non passerà molto tempo prima che anche il Mar Arabico si liberi della loro presenza”. Un messaggio intriso di retorica bellica, che celebra la mobilitazione interna, con “oltre 30 milioni di iraniani pronti al sacrificio” e ribadisce che il Paese non tornerà “ai giorni di arretratezza e dipendenza” precedenti alla rivoluzione islamica.
Le autorità iraniane sconfessano Trump
A chiudere un quadro opaco, il guanto di sfida dei Pasdaran. Le Guardie rivoluzionarie hanno fatto sapere di essere pronte ad attaccare navi da guerra statunitensi “anche nell’Oceano Indiano” qualora Washington dovesse lanciare una nuova offensiva. Una minaccia che si inserisce in un contesto segnato dal gelo diplomatico. Nonostante il capo della Casa Bianca Donald Trump abbia lasciato intendere una possibile ripresa dei colloqui, Teheran ha fatto sapere tramite l’agenzia Irna che “non sono previsti negoziati” con gli Stati Uniti.
La crisi di Fairford è il riflesso di una tensione che cresce senza prove, alimentata da uscite politiche, testimonianze controverse e una narrativa che rischia di trasformare un fatto ancora oscuro in un nuovo fronte di scontro internazionale. In assenza di riscontri, la spirale si sta avvitando, e Londra ha contribuito a darle slancio.