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Esteri

La Francia in stato d’allerta. Scuole in fiamme, governo assediato

L'incertezza delle elezioni presidenziali del 2027 accresce la tensione

di Ernesto Ferrante -


La Francia scivola ogni giorno più in profondità dentro una crisi che non è più episodica, ma strutturale. Le proteste studentesche, nate come rivendicazione per la sostituzione dei professori assenti e maggiori risorse alla scuola pubblica, si sono trasformate in una mobilitazione nazionale che ha costretto il governo a varare misure da emergenza. Il premier Sebastien Lecornu ha ordinato ai ministri di annullare o rinviare gli spostamenti ufficiali. Un segnale che rivela la gravità della situazione e il livello della pressione sociale.

La debolezza del governo

Lecornu, che solo pochi giorni fa prometteva una manovra “aggressiva” da 54 miliardi, ha fatto dietrofront parlando di un “risanamento” reso necessario dal peso crescente del debito. L’incertezza politica in vista della corsa all’Eliseo del 2027 accresce la tensione. La fragilità del quadro istituzionale diventa essa stessa un fattore di instabilità economica. Il governo appare come un organismo che tenta di respirare in un’atmosfera sempre più rarefatta, mentre ogni nuova fiammata di protesta sottrae ossigeno alla sua capacità di azione.

La macchina dello Stato è sotto stress. Il ministro della Giustizia, Gerald Darmanin, ha convocato d’urgenza i 36 procuratori generali. Il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha annunciato lezioni a distanza “caso per caso”, denunciando episodi di “estrema gravità” che “vanno ben oltre la sola questione della scuola”. Dirigenti scolastici aggrediti, istituti incendiati, personale preso di mira. La mobilitazione degli studenti ha superato la soglia della contestazione tradizionale, trasformandosi in una crisi di ordine pubblico.

La mappa delle proteste

Marsiglia è diventata l’epicentro della violenza. Davanti al liceo Victor-Hugo, nel terzo arrondissement, la scena è stata quella di un vero assalto. Il preside, il suo vice e altri dirigenti cosparsi di benzina, la porta d’ingresso data alle fiamme, il fumo che avvolgeva l’edificio mentre gli studenti urlavano slogan e i vigili del fuoco cercavano di aprirsi un varco. Le sirene rimbombavano tra i palazzi, con la folla che oscillava tra rabbia e panico. La Rtm ha sospeso metro, tram e autobus dopo aggressioni ai dipendenti e l’incendio di un mezzo. Decine di minorenni sono stati fermati. Il sindaco Benoit Payan le ha definite “violenze inaccettabili”, ricordando che “Marsiglia è al fianco di chi difende il servizio pubblico, non di chi distrugge”.

Ma la mappa della tensione è nazionale. A Nizza e Antibes la Prefettura ha fermato 50 persone. Nel liceo Nelson Mandela di Nantes, un rogo ha devastato l’ingresso dell’istituto. A Rouen, davanti al Blaise-Pascal, le fiamme si sono alzate alte come una barriera, mentre due presidi venivano soccorsi dopo aggressioni “di una violenza inaudita”, secondo il rettorato. Nel Pas-de-Calais un preside è finito in ospedale colpito da un razzo da mortaio per fuochi d’artificio. A Grenoble i trasporti pubblici sono stati completamente interrotti. In molte città, le strade attorno ai licei sono diventate zone rosse improvvisate, con cassonetti rovesciati, vetri infranti, odore acre di plastica bruciata. Gruppi di studenti hanno formato colonne disordinate inseguite da pattuglie.

L’allarme dell’intelligence

I servizi di intelligence francesi hanno consegnato a Matignon una valutazione che pesa come un macigno. Il blocco dei licei sarebbe “una manovra organizzata da La France Insoumise e dai suoi proxy dell’estrema sinistra”. Una conclusione “condivisa dai servizi”, che ritengono il movimento sfociato in “violenze urbane”. È un’accusa che incendia ulteriormente il clima politico, già polarizzato oltre la soglia di guardia.

Le Pen e Bardella all’attacco di Melenchon

Marine Le Pen ha colto l’occasione per puntare il dito contro Jean-Luc Melenchon, accusandolo di “incitare all’insurrezione” e di “recarsi personalmente davanti ai licei per arringare i giovani”. “La situazione sta peggiorando ovunque”, ha scritto su X, attribuendo al leader di LFI “una pesante responsabilità”. Jordan Bardella ha rincarato la dose: “Ecco dove porta la presunta rivoluzione di Melenchon”. Bardella ha proposto che i danni vengano pagati “dalle famiglie degli incendiari e dal partito che li incita al caos”. LFI è stato bollato come “partito sedizioso”.

Sul fondo di questa escalation si staglia la fragilità dell’ennesimo governo voluto dal presidente Emmanuel Macron. Una sequenza di esecutivi nati già indeboliti, incapaci di produrre risposte strutturali, che ha cronicizzato l’instabilità. Ogni crisi diventa un detonatore politico. Il risultato è un Paese che vive in un perenne stato di allerta.


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