Garlasco, più emergono anomalie e più si allungano i tempi per la revisione di Stasi
Più si scava nella nuova indagine sul delitto di Garlasco, più inevitabilmente si allungano i tempi per la richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi. Un apparente paradosso che, in realtà, ha una spiegazione precisa. La difesa dell’unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi sta passando al setaccio, atto dopo atto, l’enorme mole di documenti depositati dalla Procura di Pavia con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio.
E quello che sta emergendo, nella lettura degli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, descriverebbe uno scenario sempre più favorevole all’ex fidanzato di Chiara Poggi. Ma anche un quadro francamente desolante per come sono andate le cose 19 anni fa. La richiesta di revisione della condanna definitiva a 16 anni arriverà, dunque, ma non immediatamente. Perché più la procura di Pavia scava sulle vecchie indagini e più criticità favorevoli a Stasi emergono. Di lavoro, dopo la chiusura della nuova inchiesta pavese, sembra essercene infatti molto più di quanto si potesse immaginare.
La prima indagine sotto la lente della Procura di Pavia
Il punto non riguarda soltanto l’accusa formulata nei confronti di Andrea Sempio. La nuova indagine sta infatti riportando alla luce una serie di passaggi della prima inchiesta che la difesa Stasi considera fondamentali per dimostrare l’innocenza del proprio assistito. Il caso più delicato resta quello del Dna trovato nel 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata a Stasi. Il 19 settembre emerse un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi.
Il giorno successivo, però, ulteriori analisi diedero esito negativo. Proprio queste controanalisi che non appaiono negli atti della prima inchiesta e, quindi, la loro mancata rappresentazione nel procedimento dell’epoca sono diventate uno dei punti centrali dei nuovi approfondimenti. La Procura di Pavia ha infatti ricostruito che gli esiti negativi non sarebbero stati comunicati neppure agli inquirenti. Una circostanza potenzialmente pesantissima, perché il Dna sui pedali ebbe un ruolo nella prima fase dell’inchiesta a carico di Stasi.
I “non ricordo” degli ex Ris e i dubbi sulle analisi
A rendere il quadro ancora più complesso ci sono le testimonianze raccolte dagli attuali magistrati. Gli uomini del Ris di Parma che si occuparono dell’indagine nel 2007, sentiti dai pm, hanno spiegato di non avere ricordi precisi su diversi passaggi relativi alle analisi genetiche, alle comunicazioni interne e alla discussione dei risultati. Una ricostruzione che ha aperto inevitabilmente nuovi interrogativi. C effettuò materialmente ogni singolo passaggio? Chi conosceva i risultati? E soprattutto perché le successive analisi negative non entrarono nella documentazione sulla quale venne costruita l’indagine? Sono domande alle quali la Procura di Pavia sta cercando di dare una risposta. Tanto che potrebbe ascoltare altri investigatori e consulenti che parteciparono alla prima inchiesta.
Il dossier su Stasi
A tutto questo si è aggiunto un altro documento. Il dossier di 13 pagine su Alberto Stasi, redatto su carta intestata della criminologa Alessandra Bramante, ma privo di data e firma autografa. Con l’esperta che nega di esserne l’autrice. È quindi chiaro come la nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi sta assumendo sempre più i contorni di una vera e propria indagine sull’indagine. Quasi vent’anni dopo la prima inchiesta stanno infatti emergendo elementi che impongono di ricostruire con precisione ciò che venne fatto, ciò che venne comunicato e ciò che, invece, rimase fuori dagli atti.
Ed è proprio questo continuo venire a galla di materiale e dettagli a spiegare perché Bocellari e De Rensis non abbiano alcuna intenzione di accelerare i tempi per chiedere la revisione. Né ne avrebbero la possibilità, visto che ogni giorno ormai spunta una novità almeno apparentemente a favore di Stasi. Nei giorni scorsi proprio la difesa aveva anticipato l’esistenza di un nuovo elemento destinato a fare “scalpore”. L’avvocato Bocellari ha chiarito che non si tratta né di una consulenza né di una prova documentale. E, comunque, nulla di riferibile all’indagjne del 2007. Secondo quanto trapela, potrebbe trattarsi di una nuova testimonianza raccolta dalla difesa, anche se i legali non confermano e intendono svelarne il contenuto soltanto al momento del deposito dell’istanza. Ad ogni modo, ci sarebbe ancora dell’altro.
La richiesta della revisione si allunga inevitabilmente
Per Stasi, quindi, l’attesa si allunga. Ma è un’attesa che paradossalmente potrebbe giocare a suo favore. Perché ogni nuovo documento, ogni analisi dimenticata, ogni ricordo che manca e ogni passaggio investigativo oggi rimesso in discussione può diventare un tassello dell’istanza con cui Bocellari e De Rensis proveranno a scardinare una sentenza definitiva. E più la Procura di Pavia va avanti nella ricostruzione di quanto accadde durante la prima indagine, più appare difficile per la difesa Stasi considerare chiuso il proprio lavoro. Prima di bussare alla porta della Corte d’Appello di Brescia, i legali vogliono mettere insieme ogni tassello. Perché, dal loro punto di vista, ciò che sta emergendo non rappresenta una semplice rilettura del caso Garlasco, ma un insieme di criticità che potrebbe incidere direttamente sulla tenuta della condanna pronunciata nei confronti di Alberto Stasi.
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