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Esteri

Guerra in Ucraina: Rubio vede il precipizio, Bruxelles alza il muro

Richiamato il rischio di episodi capaci di trascinare tutti nella crisi

di Ernesto Ferrante -


Il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante una tappa in Portogallo, ha avvertito che la guerra tra Russia e Ucraina potrebbe rapidamente trasformarsi in un conflitto regionale molto più ampio. Poi, nell’intervista concessa al quotidiano greco Kathimerini, ha ammesso che non esistono oggi reali prospettive per una soluzione negoziata. Parole che certificano il fallimento di anni di tentativi occidentali di modificare gli equilibri sul terreno e che fotografano una realtà ormai difficilmente contestabile.

Il monito del capo della diplomazia statunitense

Il capo della diplomazia americana ha inoltre richiamato il rischio di episodi capaci di trascinare altri attori direttamente nella crisi. Gli attacchi nel Mar Nero, le operazioni di sabotaggio e il progressivo ampliamento del raggio d’azione delle capacità offensive ucraine rappresentano elementi che potrebbero sfuggire rapidamente al controllo. Un linguaggio insolito per un’amministrazione americana che negli ultimi anni ha sostenuto con forza lo sforzo bellico di Kiev.

L’irritazione di Zelensky

I termini utilizzati hanno provocato la reazione di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha annunciato l’arrivo negli Stati Uniti di una delegazione incaricata di nuovi colloqui tra oggi e domani con la controparte americana, segnale evidente della necessità di riallineare le posizioni tra i due alleati. Ma la comunicazione è stata accompagnata da una stoccata tutt’altro che diplomatica. “Non si può, da un lato, negoziare con i russi su futuri progetti economici e, dall’altro, affermare di aver raggiunto una sorta di stallo diplomatico”, ha affermato il leader ucraino lasciando trapelare irritazione per quella che Kiev considera una crescente ambiguità della linea americana.

La linea del Cremlino

Dal Cremlino, nel frattempo, è arrivato un segnale di cautela. Il portavoce Dmitry Peskov ha precisato che non esiste ancora un accordo definitivo su una nuova telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump, nonostante il presidente statunitense abbia parlato di contatti già organizzati. Un messaggio che conferma come Mosca continui a mantenere aperti i canali con Washington, pur evitando di alimentare aspettative eccessive.

L’oltranzismo dell’Ue

Se gli Stati Uniti mostrano consapevolezza dei rischi di una spirale incontrollabile, l’atteggiamento dell’Unione europea appare invece sempre più improntato a una logica di contrapposizione permanente. Bruxelles ha infatti deciso di prorogare fino al 9 ottobre 2027 le sanzioni legate alle cosiddette minacce ibride attribuite alla Russia. La decisione arriva in una fase già estremamente delicata, segnata da uno stallo militare riconosciuto dallo stesso alleato americano e dall’assenza di prospettive concrete per una composizione del conflitto. Invece di favorire percorsi negoziali o iniziative diplomatiche, l’Unione continua ad affidare la propria politica estera quasi esclusivamente allo strumento coercitivo.

Ancora più significativa in senso negativo è la risoluzione approvata dal Parlamento europeo contro le recenti elezioni russe. L’Eurocamera non si è limitata a denunciare presunte irregolarità e il progressivo arretramento democratico della Federazione Russa. Ha compiuto un passo ulteriore, dichiarando di non riconoscere la nuova Duma di Stato come organo rappresentativo legittimo e invitando i governi dell’Unione ad adottare la stessa linea, evitando contatti ufficiali con il parlamento russo.

Si tratta di una scelta politica di enorme portata. Contestare la qualità democratica di un sistema politico è una cosa. Considerare illegittima un’intera assemblea parlamentare di una potenza nucleare con cui prima o poi sarà inevitabile negoziare, è un’altra. Una posizione che rischia di chiudere preventivamente ogni spiraglio di dialogo istituzionale. L’impressione è che l’Unione europea continui a muoversi secondo una logica sempre più militarizzata delle relazioni internazionali. I richiami alla diplomazia si accompagnano sistematicamente a nuove sanzioni e liste di proscrizione. Un approccio che appare segnato da troppi doppi standard per essere credibile.


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